Shalabi, la detenuta palestinese in sciopero della fame, è arrivata a Gaza

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Shalabi, la detenuta palestinese in sciopero della fame, è arrivata a Gaza

Hana Shalabi, detenuta palestinese in sciopero della fame da 43 giorni, è stata trasportata nella striscia di Gaza dopo aver accettato un accordo con Israele. I dettagli, perlopiù ancora segreti, prevedono il suo rilascio e trasferimento per tre anni nella striscia in cambio della fine della protesta. La trentenne appartenente alla Jihad Islamica, era uno dei 300 prigionieri palestinesi in “detenzione amministrativa”, formula giuridica molto criticata che permette ad una corte israeliana di ordinare senza processo l'arresto, che è rinnovabile ogni sei mesi per ragioni di sicurezza interna. 

Shalabi, originaria di Jenin in West Bank, ha dovuto salutare la sua famiglia al confine di Erez prima di entrare a Gaza, dove nella mattina di lunedì è stata trasportata in ospedale per valutare le sue condizioni fisiche. Le prime dichiarazioni di Shalabi alle emittenti mondiali sono un mix di felicità "per essere nel mio paese, con la mia gente" e di tristezza “per dover lasciare i miei cari”. Sivan Weizman, portavoce dell'ufficio penitenziario israeliano, ha dichiarato che Shalabi ha concluso il suo sciopero della fame il 29 marzo ed è stata trasferita con un veicolo della polizia.
Già detenuta per oltre due anni e rilasciata lo scorso ottobre in un accordo di scambio di prigionieri concordato con Hamas, Shalabi ha iniziato il suo sciopero della fame dopo l'arresto del 16 febbraio senza che gli fossero formalizzate delle accuse precise. Ricoverata al 33° giorno di digiuno, i dottori avevano dichiarato che aveva perso 14 kg ed il suo polso era debole. 
 L'accordo è stato criticato dai gruppi palestinesi e dalle organizzazioni umanitarie. Il gruppo per i prigionieri palestinesi Addameer e quello israeliano For Human Rights-Israel, entrambi impegnati per la liberazione di Shalabi, hanno espresso preoccupazione per i termini dell'accordo in una dichiarazione congiunta di domenica.
I loro rappresentanti, così come i parenti di Shalabi, si legge nel documento, non hanno avuto accesso al carcere negli ultimi giorni dello sciopero della fame e si ritiene che molti aspetti dell'accordo siano “profondamente contrari al diritto internazionale”
Della stessa visione la commissione internazionale della Croce Rossa (ICRC), che ha dichiarato di non aver partecipato alle negoziazioni e di non esser al corrente dei dettagli, ma ha richiesto che “le autorità israeliane adempiano al diritto internazionale umanitario, che proibisce ad Israele, qualunque sia la motivazione, di trasferire coattivamente i cittadini palestinesi”. Rispetto alle denunce del governo palestinese, in una dichiarazione rilasciata domenica tramite il suo avvocato, Jawad Bulus, Shalabi ha tuttavia confermato che l'accordo non gli è stato estorto. 
Decine di prigionieri palestinesi in “detenzione amministrativa” hanno iniziato lo sciopero della fame. Il primo caso è stato quello di Khader Adnan, in sciopero della fame da 66 giorni prima del recente accordo che prevede il suo rilascio il 17 aprile. 

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