Si aggrava il bilancio delle vittime in Siria
Le ultime conquiste dei ribelli
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In un intervento davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'Alto Commissario Onu per i diritti umani ha aggiornato il bilancio relativo a quasi due anni di conflitto in Siria portandolo a 70mila vittime
Il magistrato sudafricano ha individuato nella “mancanza di consenso sulla Siria all’interno della comunità internazionale” una delle cause della tragedia umanitaria che si sta concretizzando nel Paese. Questa paralisi deriva dall’esistenza di due blocchi all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con differenti visioni in termini di interferenze nella sovranità nazionale e divergenti interessi in campo. Da un lato Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna e dall’altro Cina e Russia.
Sul fronte dell’opposizione a tenere banco è stata la proposta avanzata dal leader della Coalizione nazionale siriana di essere disposto al dialogo con esponenti del regime “che non hanno le mano sporche di sangue” in cambio della liberazione di 160mila prigionieri politici e il rinnovo dei passaporti dei siriani all’estero. Proposta che non ha incontrato né il consenso unanime della Coalizione né una risposta da parte di Assad.
Sul terreno del conflitto, i ribelli - tra le cui fila è sempre più significativa la presenza di combattenti del Fronte al-Nusra - hanno riportato una serie di preziose vittorie tattiche: hanno conquistato l’aeroporto militare di Al-Jirah nella provincia settentrionale di Aleppo il giorno dopo aver preso il controllo della diga strategica di Al-Thawra sull’Eufrate. A metà gennaio, i ribelli avevano preso il controllo della base aerea di Taftanaz, nella provincia di Idlib e il 10 dicembre della base Sheikh Suleiman, o Base 111, dopo due mesi di assedio.

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