Siria: Attentato al complesso dell’Air Force Intelligence
I ribelli occupano una città strategica tra Damasco e Aleppo
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Al-Nusra, un gruppo jihadista militante, ha rivendicato in un messaggio l’attacco contro il complesso dell’Air Force Intelligence, nel quartiere di Harasta, Damasco. Le esplosioni sono state seguite da violenti scontri.
Secondo alcuni attivisti dei diritti umani, centinaia di oppositori del Presidente, Bashar al-Assad, sono stati arrestati e torturati dall’Air Force Intelligence (AFI) in tutto il Paese dall’inizio della rivolta, nel marzo 2011.
L’AFI è vista da alcuni come l'agenzia d’élite dell' intelligence siriana. Anche se più piccola dell'intelligence militare, in passato l’AFI ha svolto un ruolo di primo piano nelle operazioni contro i gruppi islamici di opposizione e nelle azioni segrete all'estero, guadagnandosi la reputazione di forza brutale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha condannato duramente gli attentati terroristici che hanno colpito Damasco, affermando che “nessuna causa può legittimare attentati terroristici, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione siano compiuti' e che ''la spirale di violenza in Siria sta creando un terreno fertile per azioni terroristiche e criminali di ogni tipo''.
I Comitati locali di coordinamento dell'opposizione e l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria riferiscono, intanto, che i ribelli siriani si sono impadroniti di Maaret al Numan, citta' strategica nel nord-ovest del Paese, lungo l'autostrada che collega Damasco ad Aleppo.
Dopo l’escalation di tensione sul confine tra Siria e Turchia, il Segretario Generale della NATO ha avvertito che l'Alleanza atlantica ha messo a punto "tutti i piani necessari per proteggere e difendere la Turchia, se sarà necessario". Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, il generale Necdet Ozel, ha intanto ispezionato l’area sud-orientale di Hatay, vicino al confine con la Siria, colpita dai colpi di mortaio dell’Esercito di Assad.
Gli Stati Uniti invece avrebbero dispiegato una task force di 150 militari in Giordania per isolare il Regno hashemita, importante alleato USA nella regione, dalle turbolenze siriane e prepararsi alla possibilità che il regime di Assad possa perdere il controllo delle armi chimiche in suo possesso.

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