Siria. Il fallimento della diplomazia

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Mentre Kerry avrebbe ammesso davanti ad un gruppo di membri del Congresso il fallimento della politica dell'amministrazione Obama in Siria, per il Washington Post è giunto il momento per lui e il presidente Obama di riconoscere alcune realtà che i due hanno a lungo negato. 
 
Per mesi Kerry ha assicurato al mondo che l'epica carneficina in Siria poteva essere affrontata con negoziati di pace a Ginevra. Il loro scopo, ha insistito, era " unicamente" quello di creare un governo di transizione per sostituire il governo di Bashar al-Assad. Nel frattempo, lui e Obama hanno presentato l'accordo con Assad di consegnare le sue scorte di armi chimiche come un argomento che mitiga le minacce poste della guerra civile in Siria agli interessi statunitensi.
 
Lakhdar Brahimi ha però ammesso che i colloqui di Ginevra "non hanno raggiunto nessun risultato". Non solo Assad ha rifiutato di impegnarsi nella discussione di quel nuovo governo che Kerry aveva promesso, ma ha anche rifiutato di accettare le misure umanitarie che Brahimi aveva proposto - tra cui l'apertura di corridoi umanitari  per centinaia di migliaia di civili. Per quanto riguarda le armi chimiche, il Dipartimento di Stato ha riferito la scorsa settimana che Assad sta deliberatamente ostacolando il processo dopo aver ceduto un mero 4 per cento delle scorte.
 
A ciò si aggiunga che nessuna delle minacce poste agli Usa dal conflitto in Siria è stata affrontata. Una è stata evidenziata dal direttore della National Intelligence James R. Clapper Jr., che ha detto al Congresso che la Siria "sta diventando un centro di estremismo radicale e una potenziale minaccia per il terrirorio americano".  
 
Il presidente afferma che gli Stati Uniti non potrebbero influenzare positivamente la situazione in Siria a meno di non lanciare un'invasione stile Iraq. Assad ha ampiamento dimostrato la falsità di quest'affermazione quando alla minaccia di Obama di attacchi aerei mirati ha sottoscritto un rapido accordo per consegnare le armi chimiche.  
 
Come minimo, l'amministrazione potrebbe unirsi allo sforzo da parte degli alleati al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per ottenere una risoluzione che inviti la Siria a cooperare per la consegna di aiuti umanitari e autorizzi le agenzie dell'ONU ad operare in aree fuori dal controllo del governo. La Russia potrebbe opporsi alla risoluzione, ma con i Giochi Olimpici di Sochi che stanno per iniziare, anche Vladimir Putin otrebbe esitare ad essere visto come ostacolo alla consegna di cibo a bambini affamati.

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