Siria: L’opposizione siriana alla ricerca di unità
Assad avverte dei rischi di un intervento armato straniero in Siria
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I partiti di opposizione riuniti a Doha hanno eletto un nuovo Segretariato Generale del Consiglio Nazionale Siriano (Cns) composto da 40 membri. Il Segretariato nominerà ora un Comitato Esecutivo di 11 membri e un nuovo leader, che andrà a sostituire Abdel Basset Sayda. Sayda rimarrà membro del Segretariato. La selezione dei membri del Comitato è stata rimandata per includere quattro nuovi delegati in rappresentanza delle donne e di quelle minoranze religiose finora escluse, cristiana e alawita. Al momento, infatti, gli islamisti costituiscono circa un terzo del nuovo Segretariato. Le minoranze curda e assira hanno i propri delegati mentre non è presente nessuna rappresentanza femminile. Il Segretario della Lega Araba, Nabil al-Arabi, ha esortato le forze di opposizione a superare le proprie differenze e dare vita ad una nuova leadership. Al-Araby si è detto certo che Assad “non rimarrà al potere ancora a lungo” e che un governo di transizione deve essere pronto a guidare la Siria quando "ci saranno dei cambiamenti sul terreno". Il CNS ha commentato che il "l’unico corpo che può formare un governo di transizione è un congresso generale nazionale che riunisce tutte le forze politiche di opposizione, in cui il SNC dovrebbe detenere la quota maggiore." Un’aperta sfida all’Iniziativa Nazionale Siriana di Riad Seif, sulla quale il CNS si pronuncerà venerdì.
Sempre sul fronte diplomatico, la Gran Bretagna ha annunciato di voler avviare colloqui diretti con i leader militari dell’opposizione armata per inaugurare il nuovo approccio internazionale al conflitto chiesto dal Primo Ministro, David Cameron. In un’ audizione al Parlamento, William Hague, il ministro degli Esteri, ha precisato che la Gran Bretagna non fornirà armi ai ribelli e che ribadirà ai gruppi di opposizione l'importanza del rispetto dei diritti umani. Questa settimana, Cameron aveva lasciato intendere la possibilità di garantire un salvacondotto fuori dal paese per Assad se avesse posto fine alla guerra civile. Assad ha respinto l’offerta e replicato di non essere “un fantoccio dell'occidente o di nessun altro paese. Sono siriano, sono cresciuto in Siria, vivo e morirò in Siria”. Il Presidente siriano ha anche messo in guardia contro un intervento straniero avvertendo che una tale decisione avrebbe "conseguenze globali" e scuoterebbe la stabilità regionale. Il Presidente ha presentato la Siria come "l’ultimo baluardo della laicità, della stabilità e della coesistenza nella regione" e che un eventuale intervento straniero produrrebbe un "effetto domino" che influenzerebbe "il mondo dall'Oceano Atlantico al Pacifico." "Il prezzo di una invasione straniera della Siria sarebbe superiore a quanto il mondo può permettersi di pagare. Non credo che l'Occidente stia andando in questa direzione, ma se lo fa, nessuno può prevedere cosa potrebbe succedere." Le autorità siriane si sono scagliate anche contro il capo della Lega Araba, accusandolo di sostenere un "progetto terroristico per distruggere la Siria".
È stato rinviato l’incontro sulla Siria tra i delegati di Egitto, Turchia e Iran in programma sabato prossimo. Il premier turco Erdogan ha però discusso della Siria con il presidente iraniano Ahmadinejad durante un incontro tenuto a margine del quinto Forum sulla democrazia in corso a Bali.
Sul terreno della rivolta, cinque cittadini turchi della città di confine di Ceylanpinar, sono stati leggermente feriti da proiettili vaganti esplosi durante uno scontro tra ribelli siriani e Esercito di Damasco per il controllo del valico di frontiera di Ras al-Ayn nel nord della Siria. La Turchia ha rivendicato il proprio “diritto a difendersi” da qualsiasi minaccia proveniente dalla Siria, allontanando però l’idea di intraprendere una guerra contro Damasco. Come confermato dalle autorità turche, lo schieramento di sistemi Patriot al confine con la Siria è attualmente oggetto di discussione in seno alla Nato.
Tre colpi di mortaio lanciati dai territori siriani sono esplosi sui territori occupati del Golan.

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