Stravince l'Ayatollah nelle elezioni parlamentari iraniane
I primi risultati parziali delle elezioni parlamentari iraniane confermano le previsioni della vigilia: lo scontro del voto di venerdì si è svolto sostanzialmente all'interno del campo conservatore. I risultati ufficiali verranno annunciati solo nella tarda serata di oggi, ma è ormai certa la larghissima vittoria del fronte religioso guidato dalla Guida Suprema dello Stato, Ayatollah Ali Khamenei. I tre-quarti dei 290 seggi del Majlis sarebbero appannaggio di deputati fedeli alla Guida Suprema, con una affermazione plebiscitaria nelle città sante di Qom, Mashhad, Isfahan e Tabriz, nonché trionfatori anche nelle aree rurali, un tempo roccaforti delle posizioni populiste dell’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad. Quest'ultimo, si vedrà impegnato in una dura battaglia per la sopravvivenza politica. Lo conferma la stessa defaillance della sorella Parvin nel distretto “blindato” di Garmsar, sua città natale.
Alle precedenti elezioni legislative del 2008, Khamenei e Ahmadinejad erano alleati contro il fronte riformista legato all' ex presidente Mohammad Khatami e guidato dai leader emergenti Mir-Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi. Dopo le gravi forme di protesta alla regolarità delle presidenziali del 2009, il fronte laico-riformista è stato represso con la violenza: oggi Khatami è fuori gioco e dal febbraio 2011 Mousavi e Karroubi sono agli arresti domiciliari. E la dialettica politica ufficiale si è ristretta al fronte conservatore. Lo scontro tra Khamenei e Ahmadinejad è iniziato nel 2010, quando il presidente ha cercato di monopolizzare l'influenza sui servizi di sicurezza e i circoli dei mullah. Con la vittoria di venerdì, nessuno pare più in grado di contrastare lo strapotere egemonico dell'Ayatollah. Fonti vicine al regime riferiscono che da aprile Khamenei stia addirittura pensando di limitare i poteri della figura del presidente e arrogarsi la prerogativa di nominare i prossimi presidenti.

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