Tajani, Crosetto ed il maschilismo per abituarci all'economia di guerra
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di Paolo Desogus*
Tajani. Faccio fatica a parlare di lui. Non riesco proprio a dargli una qualche credibilità. All'inizio della legislatura pensavo che tutto sommato fosse uno dei meno peggio. Ora penso che Tajani non sia né meglio né peggio. Penso che sia inutile.
Non mi soffermerei su di lui se, in sua difesa, non fosse intervenuto il ministro Crosetto. Come sapete, qualche giorno fa, Tajani si è lanciato in un'analogia decisamente stupida e, considerando i tempi ridicoli da involontario attore comico, direi addirittura squallida per il l'esasperato contenuto maschilista.
Non entro nel merito della riduzione della donna ad apparenza, ovvero a donna il cui valore si misura sulla lunghezza della gonna. Mi ha invece stupito l'opportunità della difesa di Crosetto. Non ci sarebbe infatti nulla da difendere, nulla su cui intervenire. Che un ministro si esprima come Tajani è indice di una mentalità retriva. Che però il principale ministro del governo - ministro con ruoli diplomatici e politici decisivi per la compagine meloniana - faccia proprie quelle parole è un segnale "culturale" di cui tener conto.
Tajani è un politico inutile. Non decide nulla. Sta là anzi per non decidere ed eseguire gli ordini di Usa e Israele. Crosetto, piaccia o meno, invece conta. Conta più di ogni altro fra i meloniani. La sua uscita non è per questo solo l'espressione di una mentalità rettriva. È anche la manifestazione di una visione culturale, direi addirittura di un progetto.
La guerra, il militarismo, il razzismo, il nazionalismo fascista (che storicamente è il nazionalismo dei governanti che disprezzano il proprio popolo) e ora il maschilismo sono tutti elementi che descrivono il lavoro di ricostruzione del senso comune voluto dalla destra italiana per adeguare il paese alle esigenze geopolitiche attuali.
Se la frase fosse stata solo di Tajani, avremmo potuto relegarla a una delle tante manifestazioni di idiozia sessista che sopravvivono al giorno d'oggi e che richiedono un lavoro culturale realmente progressivo. Crosetto esprime invece l'esigenza politica, quella per cui il ritorno alla sottomissione della donna è parte della volontà di trasformazione generale dell'Italia. Un paese che si prepara alla guerra tende infatti sempre ad accentuare le norme morali. Crea vincoli. Stabilisce un ordine, di cui si serve per aumentare la presa sulle scelte e sulla volontà dei cittadini. Il maschilismo è del resto sempre funzionale allo sviluppo della mentalità del dominatore che, in tempi di guerra, diviene mentalità omicida.
*Commento Facebook del 23 settembre 2026


