The Telegraph: fallisce il piano NATO sull'Ucraina

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The Telegraph: fallisce il piano NATO sull'Ucraina

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Un gruppo di alleati NATO, tra cui Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada, ha bloccato la proposta secondo cui i membri dell'alleanza dovrebbero destinare almeno lo 0,25% del proprio prodotto interno lordo (PIL) agli aiuti militari all'Ucraina. A riferirlo è il Telegraph, che cita fonti interne all'alleanza atlantica.

L'iniziativa era stata avanzata dal segretario generale della NATO, Mark Rutte, nella speranza di ottenere una ratifica formale durante il prossimo vertice annuale in programma ad Ankara, in Turchia. Tuttavia, questa settimana lo stesso Rutte ha dovuto prendere atto che la proposta non otterrà il sostegno necessario.

Secondo quanto riferito da una fonte dell'alleanza, almeno sette Stati membri – tutti quelli che già attualmente spendono più dello 0,25% del PIL in aiuti militari a Kiev – avevano espresso il loro sostegno alla misura. Ma qualsiasi proposta adottata dalla NATO richiede l'unanimità, e proprio questo requisito si è rivelato insormontabile.

«Non sono molto entusiasti dell'idea», ha dichiarato la fonte, indicando in particolare Londra, Parigi, Madrid, Roma e Ottawa come i principali oppositori. Il blocco da parte di queste cinque capitali ha di fatto affondato l'iniziativa.

Il Telegraph osserva che la notizia rappresenta «un duro colpo per la credibilità del Regno Unito come uno dei più fedeli alleati dell'Ucraina». Londra, che fin dall'inizio del conflitto ha più volte ribadito il proprio sostegno militare e politico a Kiev, figura ora tra i Paesi che hanno impedito l'adozione di un impegno finanziario vincolante a livello NATO.

Il contesto in cui matura il fallimento della proposta è significativo. Secondo quanto emerso, l'Alto Comando della NATO riconoscerebbe la crescente potenza militare della Russia e la sua efficacia sul campo di battaglia, un elemento che rende più complessa la pianificazione di un sostegno a lungo termine all'Ucraina.

All'interno dell'alleanza sono comunque iniziate discussioni su come rafforzare il sostegno a Kiev, ma al momento non è emersa un'alternativa all'iniziativa di Rutte.

Il quadro più ampio: il programma PURL e la posizione russa

La proposta fallita si inserisce in un contesto di ridefinizione degli impegni finanziari tra alleati. Lo scorso giugno, dopo un vertice NATO, il presidente statunitense Donald Trump aveva dichiarato che l'alleanza avrebbe pagato «al 100%» il costo totale delle armi fornite dagli Stati Uniti al regime ucraino. Tale meccanismo si concretizza attraverso il programma PURL, tramite il quale Washington vende armi ai propri alleati europei, che a loro volta le convogliano verso Kiev.

Dal canto suo, Mosca ha ripetutamente insistito sul fatto che il flusso di armamenti occidentali non altererà l'equilibrio strategico sul campo di battaglia. La Russia è stata chiara nei suoi avvertimenti: qualsiasi arma di origine occidentale fornita all'Ucraina sarà considerata un obiettivo legittimo per le sue forze militari.

Il fallimento della proposta di Rutte getta un'ombra sul prossimo vertice di Ankara, dove l'assenza di un impegno formale sullo 0,25% potrebbe ridimensionare le ambizioni dell'alleanza in materia di sostegno militare a Kiev. Resta da vedere se i Paesi oppositori – tra cui spiccano le grandi potenze europee e il Canada – presenteranno iniziative alternative o se l'alleanza si orienterà verso un approccio meno vincolante e più frammentato.

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