Fiammetta Cucurnia a l'AD: "Basta ipocrisie sui droni. Non sono attacchi ucraini ma della NATO"

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Storia in diretta, 25 maggio

Loretta Napoleoni intervista Fiammetta Cucurnia

 

La guerra in Ucraina, rimossa dal centro del dibattito pubblico europeo dagli avvenimenti in Medio Oriente, continua a evolversi sotto traccia, mentre cresce il rischio di un coinvolgimento sempre più diretto dell’Europa. È il quadro che emerge dall’analisi di Fiammetta Cucurnia, storica inviata di Repubblica a Mosca, nella sua ultima intervista a l'AntiDiplomatico.

Secondo Cucurnia, l’attenzione mediatica ha occultato un salto di qualità negli attacchi condotti in profondità sul territorio russo, spesso con l’impiego di droni contro infrastrutture energetiche e obiettivi sensibili: «Quello che sta veramente succedendo da molti mesi a questa parte, però con ritmi crescenti, sono questi continui attacchi nel ventre del Paese che colpiscono soprattutto gli interessi economici russi». A suo giudizio, parlare solo di “operazioni ucraine” è una semplificazione fuorviante. L’esperta insiste infatti sul ruolo determinante delle potenze occidentali: «Questi droni non camminano da soli», afferma. «Hanno bisogno di coordinate esatte, che vengono dai satelliti e dall’intelligence americana, innanzitutto, e poi britannica». In questa prospettiva, Kiev appare più come piattaforma operativa che come regista autonomo: «Tutti questi colpi non sono degli ucraini, ma sono sostanzialmente pensati, voluti e guidati dai servizi nostri, degli occidentali».

Il nodo più delicato riguarda però il rischio di un salto di livello nel conflitto, legato all’utilizzo di territori UE come base di partenza per attacchi in Russia. Cucurnia richiama le dimissioni ai vertici politici della Lettonia e le denunce di Mosca: «Nel momento in cui tu colpisci dal territorio europeo, le cose cambiano, perché a questo punto la Russia potrebbe pensare di essere autorizzata a rispondere sul territorio europeo». In questo quadro, le “linee rosse” russe, più volte spostate in avanti, non andrebbero interpretate come mera debolezza: «La Russia ha sempre arretrato nella definizione delle linee rosse per non arrivare davvero alla guerra contro l’Europa. Noi, invece, l’abbiamo sempre interpretato come segno di debolezza». L’Unione, sostiene Cucurnia, ha puntato sulla «disfatta strategica della Russia» e oggi non riesce a riconoscere la portata dell’errore: «Questa classe dirigente che ha portato la situazione in cui sta non può ammettere di aver non solo fatto un errore fatale, ma di non aver mai voluto vedere una realtà che era chiara». Il riarmo, guidato in particolare dalla Germania, è definito «la proposta degli stolti», in un continente che «non vuole combattere» e che pure sta «mettendo queste armi in mano ai pazzi».

Buona visione.

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