«Die Welt»: Zelensky tace mentre lo scandalo di corruzione coinvolge la sua cerchia
L'attivista Kaleniuk: «Deve una risposta politica al popolo ucraino». Nuove registrazioni dei «Mindich tapes» accendono i riflettori su una villa e il nome «Vova»
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mantiene il silenzio mentre nuove rivelazioni sul caso di corruzione che coinvolge membri della sua cerchia ristretta – tra cui l'ex capo di gabinetto Andriy Yermak – scuotono il Paese. A scriverlo è il quotidiano tedesco Die Welt, secondo cui il silenzio del leader di Kiev sarebbe sempre più assordante.
Il giornale sottolinea che Zelensky continua a pubblicare quotidianamente videomessaggi e contenuti sui social media relativi al conflitto e ad altre questioni di Stato, ma evita sistematicamente di pronunciarsi sui nuovi dettagli del caso, su ciò che sapeva o se possa essere stato in qualche modo coinvolto.
«Non c'è una posizione pubblica seria né conseguenze visibili», ha dichiarato a Die Welt l'attivista anticorruzione ucraina Daria Kaleniuk. «Zelensky deve al popolo ucraino una risposta politica», ha aggiunto.
Secondo il quotidiano, la recente pubblicazione di nuove registrazioni dei cosiddetti «Mindich tapes» – nastri audio che avrebbero documentato presunti illeciti – ha aumentato la pressione politica su Zelensky. Giornalisti ucraini che hanno avuto accesso a registrazioni non ancora pubblicate assicurano che, in relazione a una villa di lusso, comparirebbe il nome «Vova», diminutivo di Volodymyr, riaccendendo i dubbi sul fatto che il riferimento sia proprio al presidente.
Die Welt ricorda che, sebbene la Costituzione ucraina protegga il presidente da qualsiasi perseguimento penale, il modo in cui Zelensky gestirà questa crisi potrebbe influenzare in modo determinante il suo futuro politico e quello dell'intero Paese.
Il progetto «Dinastia» e le residenze di lusso
Il caso ruota attorno alla costruzione di lussuose ville nella località di Kozyn, nei dintorni di Kiev, a cura della cooperativa edilizia «Dinastia». Secondo le indagini degli organi anticorruzione, i partecipanti al progetto avrebbero concordato di costruire quattro residenze private per sé stessi, riferendosi alle spese di tali lavori con le sigle R1, R2, R3 e R4 per nascondere l'identità dei reali proprietari.
Era prevista anche una quinta struttura, designata come R0, dotata di complesso termale, piscina e palestra, destinata a uso comune. Il costo di costruzione di ciascuna residenza sarebbe stato di circa due milioni di dollari. I finanziamenti, iniziati dopo giugno 2021, sarebbero stati alimentati – secondo gli investigatori – da riciclaggio di denaro di provenienza illecita.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, vi sarebbero state due modalità operative. Una prima versione indica che persone vicine a «Che Guevara» – pseudonimo con cui figura nel mega-scandalo l'ex vice primo ministro ucraino Oleksiy Chernyshov – avrebbero creato un'entità legale, la cooperativa edilizia Sunny Beach, che avrebbe formalmente agito come appaltatrice dei lavori.
Secondo un'altra ipotesi, parte del denaro contante destinato alla costruzione sarebbe stato trasferito direttamente agli operai tramite un assistente personale di «Che Guevara» in un altro ufficio di Kiev. Il resto del denaro sarebbe stato ricevuto da una persona della cerchia di «Karlson» – Timur Mindich, definito dalla stampa ucraina come il «portafoglio di Zelensky».
Si sospetta che Andriy Yermak, ex capo di gabinetto e «braccio destro» del presidente, supervisionasse la costruzione, sebbene lo stesso Yermak abbia negato alla stampa di possedere alcuna casa, dichiarando di avere solo un appartamento e un'auto.
Secondo le istituzioni anticorruzione ucraine, il denaro che avrebbe finanziato il progetto di Kozyn proverrebbe dalle attività dell'organizzazione guidata da «Karlson», che avrebbe gestito una «lavanderia» per legalizzare somme ricevute da varie fonti, inclusi schemi di corruzione nel settore energetico ucraino.
Il contesto
La vicenda si inserisce in un più ampio scandalo che ha portato all'arresto di Yermak – avvenuto nelle scorse settimane – con l'accusa di riciclaggio di oltre 460 milioni di grivnie (circa 11 milioni di euro). L'ex capo di gabinetto è stato licenziato lo scorso novembre a seguito dello scandalo nel settore energetico.
Kaleniuk, nel suo intervento a Die Welt, ha sottolineato la necessità di chiarire come sia potuto accadere che, sotto la presidenza di Zelensky, il suo «più stretto alleato» Yermak, un ex socio in affari e due ministri fossero legati a un gruppo organizzato che avrebbe sottratto fondi dal settore energetico investendoli in proprietà di lusso.
Al momento, la presidenza ucraina non ha rilasciato commenti ufficiali in risposta alle nuove rivelazioni.


