Ucraina - Donbass: lo scambio di prigionieri del 29 dicembre
di Fabrizio Poggi
Si è svolto il 29 dicembre il tanto atteso scambio di prigionieri tra Kiev e le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, su cui si erano accordati i “quattro normanni” (Angela Merkel, Emmanuel Macron, Vladimir Putin e Vladimir Zelenskij) lo scorso 9 dicembre a Parigi, quale uno dei punti principali nell'adempimento degli accordi di Minsk.
È stato il primo dopo due anni – anche se non ancora secondo la formula “tutti per tutti” - e ha comportato lo scambio non di 300 persone, come inizialmente previsto, ma di 200: nell'area del punto di controllo a nord di Gorlovka, presenti osservatori del OSCE e della Croce Rossa internazionale, sono stati scambiati 124 prigionieri liberati da Kiev e 76 da LNR e DNR. Si tratta comunque di un passo importante nell'attuazione di quanto previsto a Minsk, pur se manca tuttora un punto fondamentale: il contatto diretto tra Kiev e le Repubbliche popolari.
Il precedente scambio di prigionieri era avvenuto nel dicembre 2017: Kiev aveva liberato 240 persone; LNR e DNR 73.
Lo scambio del 29 dicembre non si è ovviamente verificato senza “sorprese”: il nazista Igor Mosijchuk ha urlato da par suo che gli ucraini non faranno più prigionieri. Uno dei prigionieri ucraini, nella terra di nessuno in attesa dello scambio, ha gridato che tornerà subito al fronte per “strappare coi denti la gola al vicino”, riferito alla Russia. Il corrispondente di Gorlovka.Today ha evidenziato come nel settore delle Repubbliche popolari fossero stati ammessi giornalisti russi, ucraini e del Donbass, mentre nel settore ucraino a nessun giornalista era stato consentito di avvicinarsi.
Ma, il fatto peggiore, è che, a detta della responsabile per i diritti umani della DNR, Darja Morozova, gran parte o quasi tutti i prigionieri liberati da Kiev hanno dichiarato di esser stati sottoposti a metodi violenti di interrogatorio o a tortura.
Il direttore dell'ospedale centrale di Lugansk, Oleg Volman, che ha visitato i prigionieri delle milizie appena liberati da Kiev, ha dichiarato che, “dai primi accertamenti, si sono evidenziate una serie di patologie compatibili con il ricorso a metodi corporali; 20 pazienti hanno dichiarato di esser stati sottoposti a torture, scosse elettriche, pressioni fisiche e psicologiche". A detta di Volman, molti pazienti manifestano varie patologie, legate però, per lo più, all'età e alla mancanza di cure.
Liberati anche 8 cittadini russi e un bielorusso. Topwar.ru ha scritto di alcuni prigionieri con passaporto ucraino, che avrebbero rifiutato di tornare nei territori controllati da Kiev e, viceversa, di altri, non disposti a tornare in Donbass.
Tra i prigionieri liberati da Kiev, anche alcuni ex poliziotti ucraini dei reparti speciali del “Berkut”, arrestati dai golpisti oltre cinque anni fa, all'epoca di majdan, accusati senza processo di aver sparato sulla folla. Prove, video e testimonianze dirette hanno poi reso pubblico quanto era risultato evidente sin da subito: chi fossero veramente, e da chi fossero pagati, i cecchini (georgiani, lituani e altri) che avevano sparato sulla folla e sulla polizia.
Il sito ucraino Strana.ua scrive della liberazione del brasiliano Rafael Lusvarghi, rappresentante delle milizie della DNR, condannato nel 2017 a 13 anni di prigione per “attività terroristica”, cui Kiev avrebbe proposto di volare direttamente in Brasile dall'aeroporto Borispol; Lusvarghi avrebbe invece preferito rientrare a Lugansk e da qui passare in Russia.
Liberato da Kiev anche l'85enne scienziato ucraino Mekhti Logunov, condannato nel luglio 2018 a 12 anni di galera per “tradimento”, accusato di aver passato alla Russia informazioni militari.
Nel corso di un colloquio telefonico tra Vladimir Zelenskij e Vladimir Putin, i due Presidenti, tra gli altri temi (principalmente, il recente accordo sul gas russo), avrebbero espresso soddisfazione per l'avvenuto scambio di prigionieri, auspicando ulteriori passi sulla strada delle misure concordate a Parigi il 9 dicembre e del completo adempimento degli accordi di Minsk.

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