Una “sorpresa” dell'occidente per le elezioni della Duma del 2026?

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Una “sorpresa” dell'occidente per le elezioni della Duma del 2026?

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Da Dzen.ru

(Traduzione di Eliseo Bertolasi)

 

Rimane poco tempo dalle elezioni della Duma di Stato, il settembre 2026 è già all’orizzonte, e a giudicare dalle dichiarazioni dei parlamentari russi, questa volta non si tratta di una normale campagna elettorale, ma di una massiccia pressione esterna. La Duma di Stato e il Consiglio della Federazione sono convinti che l’Occidente stia preparando uno scenario di destabilizzazione, gli elementi di questo piano sono già visibili.

Addestramento sui Paesi vicini

Il Consiglio della Federazione è apertamente preoccupato: secondo Vladimir Dzhabarov, presidente della Commissione per la Protezione della Sovranità, tecniche d’influenza esterna negli ultimi anni sono state “rodate” nei Paesi vicini – Moldavia, Armenia e Kirghizistan. Ora, gli stessi metodi, ritiene il Senato, cercheranno di applicarli alla Russia. Ma le strutture di potere russe rimarcano che tutti i possibili scenari sono già stati studiati e che qualsiasi tentativo d’interferenza sarà stroncato con fermezza.

Gli osservatori come strumento di pressione

Le discussioni si concentrano in particolare sul tema dell’osservazione elettorale internazionale. Vasilij Piskaryov, presidente della Commissione Sicurezza, mostra la strana attività, secondo la sua valutazione, dell’Unione Europea, che ha avviato una campagna di discredito delle elezioni russe ancor prima del loro inizio.

Un ruolo chiave in tutto questo, secondo i dati delle autorità russe, è svolto dalla EPDE (European Platform for Democratic Elections), un’organizzazione bandita in Russia e, a quanto pare, finanziata dalla Germania. La EPDE invita politici e organi di stampa a ignorare l’invito della Russia all’osservazione internazionale, definendola un “fake”.

Secondo Piskaryov, le pressioni politiche, compresi i tentativi di discredito, le minacce e i linciaggi sui media, sono diventate una prassi consolidata nei confronti degli esperti invitati a osservare le elezioni. Questa pressione non farà che intensificarsi, - ha previsto il presidente della Commissione.

“Nelle circostanze attuali, continueremo a difendere la nostra sovranità elettorale e, insieme ai nostri partner, a resistere ai tentativi d’influenzare negativamente il processo di osservazione internazionale indipendente”, - ha concluso.

Secondo Piskaryov, la ragione di una posizione così rigida è semplice: l’Europa teme che la Russia possa costruire una propria rete di osservatori professionisti e indipendenti, non influenzabili.

Lista nera delle ONG e il piano di “delegittimazione”

La Commissione speciale della Duma di Stato sulle interferenze ha stilato un elenco di organizzazioni che, secondo le sue conclusioni, sono attivamente coinvolte in tentativi di destabilizzazione. Tra queste figurano Human Rights Watch (USA), Amnesty International (Regno Unito), Russian Election Monitor e la European Platform for Democratic Elections (Germania).

I parlamentari russi ritengono che i loro rapporti non siano analitici, bensì politicamente di parte e mirati a screditare la legislazione russa.

La Commissione sta prestando particolare attenzione all’OSCE/ODIHR. Secondo le sue conclusioni, con il pretesto di monitorare l’integrità elettorale, queste organizzazioni starebbero preparando il terreno per l’invalidazione dei risultati delle votazioni. La Duma di Stato ritiene che il piano sia semplice: se i risultati non coincideranno con lo scenario occidentale “atteso”, le elezioni saranno dichiarate false, e seguirà una pressione sanzionatoria.

Il precedente kirghizo: denaro e conclusioni

Per illustrare come questo schema potrebbe funzionare, i deputati citano l’esempio delle elezioni del 2025 in Kirghizistan. All’epoca, gli Stati Uniti stanziarono 2,5 milioni di dollari per l’osservazione elettorale. Alla fine, le conclusioni degli osservatori affiliati si discostarono nettamente dalle valutazioni di strutture veramente indipendenti. Tuttavia, l’ultima parola fu data a chi aveva ricevuto i finanziamenti: le elezioni furono dichiarate nulle e la pressione sul Paese s’intensificò. La Duma di Stato ritiene che questo stesso scenario potrebbe essere replicato contro la Russia.

Perché è necessario: versione del rapporto della Duma di Stato

Gli autori del rapporto della Duma di Stato offrono anche una propria spiegazione per una campagna così attiva. A loro avviso, i leader di diversi Paesi occidentali stanno cercando di distrarre i propri cittadini dai problemi interni – come l’aumento della criminalità, le problematiche ambientali e le iniziative sociali – che ricadono sulle spalle dei contribuenti.

Invece di affrontare questi problemi, afferma il rapporto, risorse significative vengono dirottate verso il finanziamento di giornalisti, propagandisti ucraini e vari progetti finanziati volti a contrastare la politica russa. L’Occidente sta sfruttando i problemi legati all’Operazione Militare Speciale in Ucraina, al deficit nel paese di carburante e lubrificanti e all’alto livello di tensione sociale.

Sebbene tutti comprendano che questi tentativi non avranno alcun effetto reale sull’esito delle elezioni, rimangono comunque allettanti dal punto di vista della gestione dei bilanci, confermando ancora una volta che Bruxelles non si preoccupa degli interessi della popolazione, ma solo d’impossessarsi di fondi per sé e per i suoi “amici”! 

Cosa significa questo per gli elettori?

Per il cittadino medio, queste discussioni sono importanti non tanto per i dettagli della diplomazia dietro le quinte, quanto come riflesso delle condizioni in cui si sta svolgendo il processo elettorale. Le autorità sottolineano la loro disponibilità a resistere alle pressioni esterne e a garantire la trasparenza e la legittimità delle elezioni.

In ogni caso, il settembre 2026 si preannuncia politicamente carico, il tema della difesa della sovranità e dell’indipendenza delle elezioni sarà uno dei punti centrali nell’agenda pubblica.

Fonte: https://dzen.ru/a/ao7p73ujvQYEm_-D

 

Tradotto da Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi, PhD in antropologia culturale, russista, corrispondente per media russi e reporter dal Donbass, in passato ha scritto per la testata russa Sputnik. 

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