Usa e Egitto, un rapporto da ricostruire
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La recente decisione degli Stati Uniti di sospendere parte degli aiuti militari all'Egitto ha attirato delle critiche, confermano Stephen McInerney e Cole Bockenfeld dalle colonne del Washington Post. Per gli egiziani è stata la conferma che la politica statunitense è ipocrita e senza principi; a Washington, invece, la mossa è stata giudicata come incapace di influenzare le azioni dei militari in Egitto ma destinata a ridurre l'influenza degli Stati Uniti su Il Cairo. Se questa decisione risulta essere una misura temporanea per poi ripristinare in pochi mesi le solite relazioni, allora le critiche sono giustificate. Se, invece, la sospensione attuale è il primo passo verso la revisione di un rapporto ormai obsoleto e danneggiato, allora potrebbe essere fondamentale ridefinire, in maniera più ampia, la posizione degli Stati Uniti in Egitto e nell’intera regione.
Il pacchetto di assistenza all'Egitto, proseguono i due studiosi, è, sia nella struttura che nei contenuti, una reliquia del passato, un costrutto obsoleto che serviva gli interessi statunitensi ed egiziani nel 1979 , ma che oggi è quasi del tutto avulsa dalla realtà. Per molti aspetti, lo stesso si potrebbe dire del più ampio rapporto bilaterale. Mentre l'Egitto è passato da Mubarak, al governo dei militari, a Morsi e ora di nuovo ai militari, il governo degli Stati Uniti non è riuscito ad adattarsi, aggrappandosi alla vecchia politica di sostenere, di volta in volta, coloro che si sono avvicendati alla guida dell’Egitto.

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