Usa, un paese fuori controllo. Non certo da ieri

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Usa, un paese fuori controllo. Non certo da ieri

Gli USA sono un paese fuori controllo.

Ma non da ieri, con le tirate eversive di Trump.

Da anni si assiste ad un alternarsi di insurrezioni, con saccheggi, falò e fucilate nelle strade, nominalmente a partire da questioni razziali - ma questo è l'unico modo in cui nella cultura americana sono in grado di categorizzare i problemi sociali.

E questo rappresenta un enorme pericolo, non per gli USA, ma per il mondo intero. Già, perché un paese internamente spaccato lungo mille faglie è tenuto insieme di volta in volta soltanto dall'identificazione di qualche nemico esterno. E il meccanismo sociale americano è semplice (ed è solo la punta più avanzata dello sviluppo della ragione liberale): all'interno si creano condizioni di massima competizione, e dunque massima frammentazione, e simultaneamente si tenta di compensare questa frammentazione attraverso forze centripete promosse con la focalizzazione su di un nemico esterno.

Il bilanciamento è chirurgico e a suo modo mirabile: un piccolo welfare è compensato da una enorme spesa militare.

Quando gli americani sono internamente in crisi fanno una guerra all'esterno, da sempre.

E, naturalmente, la fanno di solito senza chiamarla tale: è sempre un "atto difensivo", o un "intervento umanitario", o un'operazione di "polizia internazionale a difesa dei diritti umani violati", ecc.

Come si conviene alla classe delle giustificazioni legittimate della ragione liberale: solo chi riesce a dipingersi come vittima, come offeso, poi ha la licenza di uccidere.
(E questo permette alle veline giornalistiche di tutti i suoi vassalli in giro per il mondo di dare versioni legittimanti degli eventi più abietti e cruenti.)

Gli USA sono la società che consuma di gran lunga più risorse pro-capite di qualunque altra nazione al mondo, e sono anche una nazione che ha reiteratamente dichiarato attraverso i suoi comandanti supremi che ritiene impensabile "mettere in discussione il proprio stile di vita". Siccome se tutti consumassero come gli USA ci vorrebbero 7 pianeti come il nostro, tolti i fronzoli, siamo di fronte ad una nazione che dice in faccia al resto del mondo quello che il marchese del Grillo diceva ai plebei.

E peraltro di quel consumo debordante di risorse hanno assoluto bisogno, perché solo il consumo è un ansiolitico adeguato in una società educata a pensare che solo i 'vincenti' hanno un posto al mondo.

Così, mentre i nostri media, in gaie esibizioni di servitù volontaria stelle e strisce, ci spiegano corrucciati quali terribili minacce per il mondo rappresentino l'autoritarismo russo, i pipistrelli cinesi o il nucleare iraniano, la più grande, concreta e continua minaccia planetaria ribolle all'orizzonte pronta ad esploderci in faccia.

Andrea Zhok

Andrea Zhok

Professore di Filosofia Morale all'Università di Milano

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