Venezuela: lo stallo infinito
Ad una settimana dalla proclamazione di Maduro, il paese resta diviso a metà
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Dopo la proclamazione di venerdì scorso di Nicolas Maduro come nuovo presidente del Venezuela, il dopo Chavez resta nello stallo totale.
In una conferenza stampa andata in onda nella sera di mercoledì 24 aprile, il leader dell'opposizione venezuelano Henrique Capriles continua a rifiutare la sconfitta ed ha accusato il governo di “aver rubato” le elezioni presidenziali recenti. Rivolgendosi poi alla Commissione elettorale nazionale, che si è rifiutata di assecondare le richieste di un nuovo conteggio ma ha dichiarato che procederà ad una revisione parziale delle schede che comunque non inficerà sull'esito delle elezioni, Capriles ha dichiarato che convocherà una grande manifestazione di protesta per il primo maggio prossimo. Si teme per quella data una nuova escalation di violenze, dopo che, nei giorni scorsi, il bollettino è stato di nove morti e centinaia di feriti.
Nicolas Maduro tenta di spostare il dissenso interno con un nuovo attacco agli Stati Uniti. Qualora Washington dovesse ricorrere a sanzioni sulla vicenda delle elezioni presidenziali contese, Il Venezuela interromperà le esportazioni di greggio. L'assistente del Segretario di stato americano, Roberta Jacobson, aveva dichiarato che metà dei venezuelani non ha fiducia nei risultati ed un nuovo conteggio si rendeva necessario.
In America Latina, il vento sembra cambiare. A sostituire in Paraguay il presidente socialista Lugo, messo sotto impeachment formale 10 mesi fa per uno scandalo sessuale in quello che il Venezuela ha definito un “colpo di stato”, sarà il miliardario del tabacco Horacio Cartes, trionfatore nelle elezioni di domenica scorsa.

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