Venezuela: tutto quello che c'è da sapere sulla 'Toma de Caracas' dell'opposizione

L'opposizione annuncia che marcerà per chiedere che il referendum revocatorio si tenga entro quest'anno, ma dichiarazioni e argomenti contraddicono le annunciate intenzioni pacifiche. Il governo denuncia che non si tratta di una marcia, ma di un piano golpista

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Venezuela: tutto quello che c'è da sapere sulla 'Toma de Caracas' dell'opposizione


da teleSUR
 

Chi promuove la guerra?

 

«Il governo sta promuovendo un clima di guerra», questo è quanto affermato dal presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Henry Ramos Allup, in merito alla marcia di questo primo settembre, chiamata «Toma de Caracas». 

 

L’accusa del dirigente del partito di destra - e puntofijista - Acción Democrática arriva in risposta all’appello del presidente Nicolás Maduro a «non permettere che si ripetano le ore di angustia e dolore che il Venezuela ha già vissuto», durante il colpo di stato del 2002 (19 morti) e le cosiddette guarimbas del 2014 (43 morti). 

 

Lunedì è stato arresto Yon Goicoechea, membro del partito di destra Voluntad Popular, trovato in possesso di detonatori per esplosivi che avrebbe dovuto utilizzare in occasione della marcia del 1 di settembre. 

 

«È stato arrestato e in suo possesso sono stati rinvenute micce detonanti per esplosivi. Bisogna ricordare che si tratta dello stesso a cui nell’anno 2007 furono consegnati 500.000 dollari e che fuggì dal Venezuela», ha dichiarato il deputato del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) Diosdado Cabello.

 

I dirigenti dell’opposizione hanno dichiarato che marceranno «in pace e per il referendum», ma al contempo: «Il piano del 1 settembre è molto chiaro, è un ultimatum al governo, ascolti chi è disposto a rimanere nelle strade fino a quando non vi sia un cambio di governo», queste le parole di Freddy Guevara, deputato per la sedicente Mesa de la Unidad Democrática (MUD).

 

Perché vi è bisogno di un permesso per manifestare?

 

«Il permesso di protestare è sancito dall’articolo 68 della Costituzione. Non ascoltate quanto afferma il governo», ha dichiarato Henrique Capriles, governatore dello stato Miranda (nord), in relazione alla mancanza del permesso per la mobilitazione. 

 

L’articolo 68 della Costituzione del Venezuela è uno dei più citati dall’opposizione: ogni venezuelano ha il diritto di manifestare pacificamente. Ma la Costituzione stabilisce anche il rispetto delle altre leggi vigenti. 

 

La Legge sui Partiti Politici, Riunioni Pubbliche e Manifestazioni, promulgata nel 1965 e modificata per l’ultima volta nel 2010, stabilisce all’articolo 38 che gli organizzatori delle manifestazioni devono chiedere il permesso all’autorità civile con almeno 24 ore di anticipo e indicare dai come: itinerario, ora, indicare il luogo di arrivo e l’obiettivo.

 

Una volta che l’autorità civile della giurisdizione in cui avviene la marcia abbia ricevuto la richiesta, valuterà se il luogo non sia pericoloso per l’ordine pubblico; in caso di eventuali discrepanze si concorderà con gli organizzatori spostamento della marcia in altro luogo. 

 

È un approccio logico chiedere che «il CNE risponda oggi stesso»?  

 

Se il referendum revocatorio si tenesse prima del 10 gennaio 2017 e il risultato dicesse che il mandato di Maduro deve terminare, si convocherebbero nuove elezioni presidenziali. Se si tenesse dopo questa data, davanti a questo scenario, assumerebbe la carica il vicepresidente della Repubblica, al fine di portare a termine il mandato, fino al 2018.

 

Nonostante le molte irregolarità riscontrate, sono state convalidate l’1% delle firme raccolte dall’opposizione per attivare il referendum revocatorio. Tuttavia, il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) deve compiere una serie di passaggi, che possono essere realizzati entro 213 giorni lavorativi. 

 

Il passo successivo è la richiesta formale della sedicente Mesa de la Unidad Democrática (MUD) di attivare il processo e che vengano raccolte il 20% delle firme del corpo elettorale. Una volta presentata la richiesta devono essere compiute due fasi, l’esame formale della richiesta, e in secondo luogo la definizione dei centri dove saranno raccolte il 20% delle firme. 

 

Secondo la legge elettorale, questo processo potrebbe richiedere più di 38 giorni. Dunque, chiedere al CNE che fissi la data questo 1 di settembre è come chiedergli di violare le sue proprie norme. 

 

Il rettore del Consiglio Nazionale Elettorale, Socorro Hernández, ha dichiarato in un’intervista ad un’emittente locale che la raccolta delle firme per la richiesta del referendum revocatorio dell’opposizione avverrà tra il 24 e il 30 di ottobre. 

 

«La richiesta ha già una risposta, la raccolta delle firme sarà effettuata dal 24 al 30 di ottobre (…) non capisco cosa stiano sollecitando, ci sono tutte le informazioni».

 

Da dove provengono le turbolenze?

 

Non è possibile prevedere l’esito, ma sì il filo conduttore: la copertura mediatica che chiama all’azione. L’11 di aprile del 2002 e il 12 febbraio 2014, date che lasciarono una scia di sangue nella storia del Venezuela, furono precedute da propaganda sensazionalista.

 

I politici assicurano che hanno intenzioni pacifiche, ma i media assumono il ruolo dell’opposizione:






(Traduzione dal castigliano per l'AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

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