Yemen : Rapito un funzionario della sicurezza italiano
Il quadro di sicurezza dello Yemen risulta ancora precario
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Un addetto alla sicurezza dell’Ambasciata italiana a Sanaa è stato rapito nel quartiere di Hadda, nei pressi della sede diplomatica dove lavorava. A confermare il sequestro il Ministero degli Affari Esteri italiano che ha comunicato di aver già attivato tutti i canali necessari ad un rapido rilascio. Il Ministro degli Esteri yemenita, Abu Bakr al Qirbi, ha assicurato la piena collaborazione.
Questo rapimento segue quello del vice console saudita, Abdallah Al Khalidi, avvenuto lo scorso marzo nella città di Aden, da parte di alcuni affiliati ad al – Qaeda. I rapitori hanno chiesto in quel caso il rilascio di alcune donne detenute nelle carceri saudita. Notizie di un suo rilascio si erano diffuse nei giorni scorsi, smentite poi dall’Ambasciata saudita nello Yemen. Sebbene nel caso italiano non si possa già parlare di una matrice qaedista, nessuna pista è ancora stata esclusa.
L’episodio è da leggersi alla luce del precario quadro della sicurezza che caratterizza ancora oggi lo Yemen. Il ricorso ai sequestri o ai sabotaggi di oleodotti è infatti solitamente utilizzato dalle tribù per esercitare pressione sulle autorità. Nella giornata di domenica 100 uomini armati fedeli all’ex Presidente Ali Abdullah Saleh hanno circondato la sede del Ministero degli Interni yemenita chiedendo di essere arruolati nelle Forze di Polizia.
Gli incidenti di domenica rivelano come il quadro yemenita sia ancora incerto, nonostante il passaggio di poteri dall’ex Presidente Saleh al suo vicepresidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, eletto poi Presidente lo scorso febbraio. Ad approfittare di questa instabilità la cellula di al – Qaeda, al – Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), considerata dagli USA una delle “ali più attive e pericolose” dell’organizzazione terroristica. L’azione di AQAP è valutata come una forza destabilizzante per l’intera regione e una minaccia alla stessa sicurezza nazionale statunitense.

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