Chi comanda davvero il mondo? Il duro atto d'accusa di Bernie Sanders che fa tremare i miliardari
di Michele Blanco
Nel suo ultimo libro, appena uscito in Italia, Contro l’oligarchia (Chiarelettere, 2026), Bernie Sanders, partendo dal descrivere la società statunitense e i rapporti di potere in essa esistenti, ci spiega molto bene chi ci comanda realmente nel mondo contemporaneo. Egli ci spiega come siamo condizionati dall’oligarchia, che è un sistema in cui pochi individui estremamente ricchi controllano la vita economica, politica e mediatica di una nazione. È un sistema in cui le possibilità reali delle persone normali – la stragrande maggioranza della popolazione – di determinare il futuro personale e, attraverso le scelte democratiche, l'indirizzo politico del proprio paese è assolutamente minimo e di sola facciata. In particolare, se si è statunitensi, questo è il sistema politico-economico in cui si vive. E sta diventando inesorabilmente, sempre di più, il sistema che governa le persone in quasi tutti i paesi della Terra.
Oggi negli Stati Uniti d'America ci sono molte più disuguaglianze di possibilità, di reddito e di ricchezza che in qualsiasi altro momento nella storia della nazione. Mai come adesso le cose sono andate tanto bene solo alle persone che stanno al vertice della piramide economica e sociale. Intanto, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi, la classe media fatica a pagare l’affitto, a mettere il cibo in tavola e a far fronte alle costosissime e privatizzate spese sanitarie. I poveri vivono nella totale sussistenza, subalternità e disperazione. Oggi un solo uomo, Elon Musk, con un patrimonio di quasi 400 miliardi di dollari, possiede più ricchezza del 52 per cento delle famiglie americane più povere. Una vergognosa situazione. L’1 per cento più ricco possiede una ricchezza maggiore del 93 per cento più povero. E gli amministratori delegati delle grandi aziende guadagnano 350 volte di più del dipendente medio.
Ma non sono solo le disparità di reddito e di ricchezza a fare di questo sistema un’oligarchia. Oggi negli Stati Uniti abbiamo una concentrazione, in poche mani, di proprietà mai vista prima, con poche grandi aziende che controllano settori su settori della nostra economia e influenzano tutte le scelte politiche.
Ci spiega Sanders:
"Volete sapere perché nei negozi di alimentari di questo paese i prezzi della carne di manzo, di maiale e di pollo sono così alti? Be’, forse dipende dal fatto che appena quattro aziende americane controllano l’80 per cento della lavorazione della carne bovina, il 70 per cento di quella suina e quasi il 60 per cento del pollame".
Questo non avviene solo nel settore agricolo. Lo stesso vale per i trasporti, i servizi finanziari, l’energia, la sanità, le grandi aziende tecnologiche; insomma, vale per tutti i settori della vita economica. Negli Stati Uniti di oggi una piccola manciata di multinazionali decide cosa viene prodotto, come vengono trattati i dipendenti e, soprattutto, i prezzi a cui si dovranno vendere i prodotti. Ma chiediamoci chi possiede queste multinazionali: sembra incredibile, ma appartengono solo a tre grandi società di Wall Street. Vanguard, BlackRock e State Street sono i principali azionisti del 95 per cento delle società quotate nell’indice S&P 500. In altre parole, hanno un’influenza assoluta su centinaia di aziende che danno lavoro a milioni di lavoratori statunitensi e dunque, di fatto, sull’intera economia nazionale.
Basti pensare a chi possiede la General Motors. Facile: i suoi tre maggiori azionisti, che la controllano totalmente, sono Vanguard, BlackRock e State Street. Ancora, sappiamo chi possiede la Ford, che di General Motors dovrebbe essere un concorrente. Se avete pensato a Vanguard, BlackRock e State Street, esattamente in quest’ordine, ci avete indovinato. Per quanto riguarda le grandi compagnie petrolifere, ExxonMobil e Chevron, senza averci nemmeno un minimo dubbio, i principali azionisti sono sempre Vanguard, BlackRock e State Street. Che dire di Pfizer, Merck e Johnson & Johnson, tre gigantesche aziende farmaceutiche? Idem: i principali azionisti sono Vanguard, BlackRock e State Street, che le possiedono tutte e tre.
Negli ultimi anni, sia come presidente sia come principale esponente della minoranza della commissione del Senato Health, Education, Labor and Pensions (Sanità, Istruzione, Lavoro e Pensioni, HELP), ho sostenuto i lavoratori sindacalizzati che erano impegnati a lottare contro diverse aziende per ottenere salari, benefit e condizioni di lavoro migliori. E ogni volta che ho contattato i dirigenti e i manager di queste società mi è stato detto chiaro e tondo: «I titolari non siamo noi, sono altri». Questo veramente opaco accorpamento del potere rende più difficile far sì che i proprietari rispondano in alcun modo delle loro azioni.
Anche i mass media, che dovrebbero informarci in modo obiettivo su ciò che accade nella politica, nella società degli Stati Uniti e nel mondo, oggi sono controllati da un pugno di giganteschi conglomerati internazionali, di proprietà di pochissimi ultramiliardari. Ecco perché le questioni che interessano la classe lavoratrice degli Stati Uniti, come pure le analisi approfondite delle dinamiche di ricchezza e potere, ottengono uno spazio relativamente esiguo e non sono per nulla trasparenti. Ecco perché non c’è mai stato un programma televisivo incentrato sul motivo per cui gli Stati Uniti, unici tra i paesi ricchi, non garantiscono l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini né assicurano congedi retribuiti per motivi familiari e medici. Ecco perché non sentiamo praticamente mai parlare del crescente, costante e assoluto divario tra ricchi e poveri. Argomenti del genere non interessano particolarmente ai miliardari che possiedono le reti televisive e i giornali.
Negli USA di oggi abbiamo una concentrazione mediatica più alta che mai. Sei multinazionali dell’informazione controllano da sole il 90 per cento di ciò che gli statunitensi vedono, ascoltano e leggono. Possiedono sia i media tradizionali (giornali, radio, reti televisive e studi cinematografici) sia gran parte dei social media e internet.
Elon Musk, l’uomo più ricco della Terra, possiede X (ex Twitter); Jeff Bezos, la quarta persona più ricca al mondo, possiede il «Washington Post», Amazon Prime e la piattaforma di streaming Twitch; e Mark Zuckerberg, attualmente il terzo uomo più ricco del pianeta, possiede Meta, che controlla Instagram, Facebook e WhatsApp. Larry Ellison, il secondo uomo più ricco della Terra, ha appena acquistato la Paramount, che detiene la CBS. Rupert Murdoch, un altro multimiliardario, possiede la Fox, il «Wall Street Journal», il «New York Post», la HarperCollins e altri media di destra in tutto il mondo. I miliardari possiedono e controllano praticamente tutti i maggiori quotidiani e le principali reti radiofoniche degli Stati Uniti.
L’oligarchia odierna non solo ha prodotto una disparità di reddito e di ricchezza senza precedenti. Non solo ha creato una concentrazione di proprietà mai vista prima. Ci ha dato anche un sistema politico estremamente corrotto, fortemente dominato dai miliardari e dai loro potentissimi comitati di azione politica (PAC). Le elezioni americane ormai riguardano sempre meno i candidati e le idee. Hanno a che fare, piuttosto, con la competizione tra gli spot pubblicitari prodotti dai comitati sotto il controllo dei miliardari.
Infatti, dal 2010 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, con cinque voti contro quattro nel caso Citizens United, che i miliardari potevano spendere quanto volevano per le campagne politiche. Ed è esattamente quello che stanno facendo. Dopo quella sentenza, i finanziamenti politici per le elezioni sono aumentati di oltre il 1600 per cento. Nelle elezioni del 2024 cento famiglie miliardarie hanno speso 2,6 miliardi di dollari, il doppio rispetto a quanto avevano speso nel 2020.
Elon Musk da solo ha speso 290 milioni di dollari per eleggere Trump. E si capisce perfettamente perché lo abbia fatto: è diventato la persona più potente del governo e ha potuto istituire il Department of Government Efficiency (Dipartimento per l’Efficienza Governativa, DOGE), dove gli è stato permesso di mettere in atto la sua ideologia di estrema destra, assolutamente antiegualitaria, smantellando le agenzie federali e licenziando decine di migliaia di dipendenti.
Ma l’impatto di un sistema di finanziamenti elettorali corrotto va oltre le campagne presidenziali. Arriva dritto al cuore del processo democratico legislativo che si svolge a Washington. All’inizio del luglio 2025, i repubblicani al Congresso hanno approvato il Big Beautiful Bill di Trump, la legge più distruttiva nella storia moderna degli Stati Uniti. Mentre da un lato garantisce sgravi fiscali per 1.000 miliardi di dollari all’1 per cento più ricco della popolazione, dall’altro prevede tagli massicci al programma di assistenza sanitaria Medicaid, all’aiuto alimentare per i poveri e all’istruzione pubblica.
Quasi tutti i membri repubblicani della Camera e del Senato hanno votato a favore di questa legge terribile. Ma chiediamoci il perché. Pensate che non fossero consapevoli dell’impatto che questi enormi tagli al Medicaid e all’Affordable Care Act (la legge sull’assistenza sanitaria accessibile) avrebbero avuto sui loro elettori, molti dei quali sono poveri e appartengono alla classe operaia? Lo sapevano eccome. Ma sapevano anche che, se avessero votato contro, il giorno dopo quegli oligarchi dotati di risorse illimitate avrebbero annunciato che i loro potenti comitati di azione politica avrebbero fatto correre e finanziato altri candidati contro di loro alle successive elezioni. e con ogni probabilità li avrebbero sconfitti.
È precisamente ciò che è successo al senatore del North Carolina Thom Tillis. Questi ha dichiarato che si sarebbe opposto a questo spaventoso disegno di legge perché avrebbe causato la perdita dell’assicurazione sanitaria per oltre 650.000 persone nel suo stato. Il giorno dopo Trump lo ha criticato senza pietà e ha minacciato di indire primarie per il suo seggio. Poche ore più tardi Tillis ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che non si sarebbe ricandidato. Gli oligarchi non accettano mai un no come risposta alle loro pretese. Si aspettano che i candidati eletti con i loro finanziamenti eseguano letteralmente gli ordini e facciano ciò che viene detto loro di fare.
Ma a soddisfare le esigenze di chi aveva riccamente finanziato la campagna elettorale non era solo il Big Beautiful Bill. Nel dicembre 2024, dopo negoziati difficili durati mesi, il Senato e la Camera hanno annunciato di aver raggiunto un accordo bipartisan su un importante disegno di legge relativo agli stanziamenti. In qualità di presidente della commissione HELP ho avuto un ruolo di rilievo in quei negoziati e ho lavorato duramente per inserire nel pacchetto i finanziamenti necessari ad ampliare l’assistenza sanitaria di base, l’assistenza odontoiatrica, l’assistenza alla salute mentale, i programmi nutrizionali per gli anziani e quelli di apprendistato per i giovani adulti. Ci spiega Sanders che l'accordo bipartisan non comprendeva tutto ciò che avrebbe voluto, non ci si avvicinava nemmeno. Ma era molto meglio di niente e avrebbe, di fatto, dato respiro a milioni di americani in difficoltà.
Proprio mentre il Congresso stava per approvarlo, il disegno di legge sugli stanziamenti è stato silurato da una serie di tweet di Elon Musk, il quale, tra le altre cose, si impegnava a sostenere sfidanti alle primarie contro chiunque avesse osato votare a favore. E così, in un attimo, mesi di faticosi negoziati sono andati in fumo. Musk ha parlato attraverso i tweet e il disegno di legge è morto definitivamente. Milioni di persone ne soffriranno le conseguenze.
Ma, ovviamente, non sono soltanto i repubblicani a subire l’influenza finanziaria dei miliardari. Gli oligarchi hanno un potere enorme anche sul Partito Democratico. Ecco alcuni esempi recenti. Pur senza raggiungere le cifre dei loro corrispettivi repubblicani, oltre ottanta miliardari democratici hanno donato centinaia di milioni di dollari per cercare di far eleggere Kamala Harris alle presidenziali del 2024. A mio avviso, la pesante ingerenza che hanno esercitato sulla sua campagna le è costata un’elezione che avrebbe dovuto e potuto vincere. Invece di concentrarsi sulla sfida ai più forti interessi di parte, e di mettere in chiaro che avrebbe lottato per il bene della classe lavoratrice del paese, Harris ha condotto una campagna volta a non inimicarsi gli imprenditori e gli oligarchi. D’altronde, uno dei suoi principali portavoce è stato il miliardario Mark Cuban.
L’influenza dei miliardari sul Partito Democratico va ben oltre le campagne elettorali. Agisce infatti anche sulle decisioni riguardanti alcune delle questioni morali e di politica estera più significative che ci troviamo ad affrontare. Il 7 ottobre 2023 Hamas, un’organizzazione terroristica, ha compiuto un terribile attacco contro Israele causando la morte di 1200 innocenti e il sequestro di oltre 250 ostaggi. Sanders ritiene che Israele, come qualsiasi altro paese che subisca una simile aggressione, avesse il diritto di difendersi. Ma non aveva il diritto di scatenare una guerra totale contro il popolo palestinese, indifeso e inerme, come invece ha fatto, violando palesemente il diritto internazionale.
Quella guerra, al momento in cui Sanders scriveva (2025), ha causato la morte di circa 60.000 persone e il ferimento di oltre 146.000, su una popolazione totale che a Gaza conta solamente 2,2 milioni di abitanti. La maggior parte delle vittime sono state donne, bambini e anziani. L’ONU riferisce che almeno 18.500 bambini sono stati uccisi, 12.000 dei quali avevano dodici anni o meno. A questi si aggiungono i 25.000 feriti. Più di 3000 bambini a Gaza hanno subito l’amputazione di uno o più arti. A causa del blocco degli aiuti, le organizzazioni umanitarie internazionali hanno rilevato una diffusa malnutrizione, e sono stati segnalati molti casi di denutritione. I palestinesi affamati sono stati uccisi a sangue freddo mentre si radunavano presso i centri di distribuzione del cibo. In aggiunta a ciò, tutte le infrastrutture di Gaza (alloggi, sistema sanitario, scuole, impianti idrici e di depurazione delle acque reflue) sono state quasi completamente distrutte.
Pensate che i democratici e i repubblicani al Congresso non siano al corrente di ciò che sta accadendo a Gaza? No, lo sanno esattamente e meglio dell'opinione pubblica mondiale. Dubitate che molti di loro siano disgustati dal comportamento di Netanyahu e dal modo in cui Israele sta conducendo questa guerra barbarica? Certo che lo sono. Ma allora perché continuano a votare per sostenerla con miliardi di dollari statunitensi? La risposta è che molti di loro sanno che, se votassero contro gli aiuti militari a Israele, dovrebbero vedersela con una forte opposizione da parte dell’American Israel Public Affairs Committee (Comitato per gli affari pubblici israelo-americani, AIPAC). E non si tratta di una minaccia a vuoto. Nel 2024 l’AIPAC ha speso 100 milioni di dollari per contrastare e sconfiggere quei membri del Congresso, come Cori Bush nel Missouri e Jamaal Bowman nello stato di New York, che hanno avuto il coraggio di opporsi all’invio di aiuti americani al governo Netanyahu.
In altre parole, alcuni punti fondamentali della politica estera statunitense sono oggi decisi dai potenti comitati di azione politica e dai miliardari che li finanziano. Ma questa corruzione politica non è circoscritta alla capitale della nostra nazione. Si verifica pressoché in ogni stato e grande città d’America.
Ecco un solo esempio particolarmente scandaloso: dopo che Zohran Mamdani ha sconfitto il candidato dell’establishment, l’ex governatore Andrew Cuomo, alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York, gli oligarchi sono stati presi dal panico. Wall Street e gli speculatori immobiliari non accettavano che un difensore della classe operaia vincesse le primarie. In modo piuttosto esplicito, sulle prime pagine dei quotidiani di New York i miliardari hanno annunciato che avrebbero speso centinaia di milioni di dollari per sconfiggerlo.
L’oligarchia non ha un impatto soltanto sulla nostra vita economica e politica, ma anche sulla nostra cultura. L’avidità delle aziende e la ricerca incessante del profitto decidono in larga misura i film che vediamo, la musica che ascoltiamo e ciò che i nostri figli considerano cool.
Sanders ci fa un esempio chiaro su come funziona anche lo sport negli USA:
"Da giovane, a Brooklyn, sono cresciuto con i Brooklyn Dodgers. Non dimenticherò mai – e lo stesso vale per milioni di altre persone – come quella squadra sia stata strappata da Brooklyn e trasferita a Los Angeles dall’avidità del suo proprietario".
La situazione odierna è molto peggiore: l’oligarchia ha il controllo su praticamente tutte le squadre professionistiche di baseball, basket, football o hockey per cui tifano gli sportivi nordamericani. Oggi quasi tutte le società sportive sono proprietà di una famiglia miliardaria, di un conglomerato aziendale o di una società di investimento di Wall Street.
Un esempio tra i tanti: i Los Angeles Lakers sono stati recentemente acquistati da Mark Walter, amministratore delegato e presidente di TWG Global, un conglomerato multinazionale. Walter è anche il principale proprietario dei Los Angeles Dodgers. In altre parole, un solo uomo oggi controlla le due più importanti squadre sportive della seconda città più grande degli Stati Uniti. Come conseguenza di questo dominio dei miliardari sullo sport professionistico, per le famiglie della classe operaia è sempre più difficile, se non impossibile, permettersi di andare a veder giocare le loro squadre preferite.
Da anni ormai il potere degli oligarchi continua a crescere, costringendo la democrazia a stare sulla difensiva. Finché a un certo punto, in mezzo a tutto questo, Donald Trump, aiutato da tutti i maggiori oligarchi con miliardi di dollari nella campagna elettorale, vince le elezioni presidenziali. E stiamo vedendo verso quale situazione estremamente pericolosa e terrificante l'oligarca Trump stia portando il mondo intero.


