Brasile. Perché l`uscita di Dilma potrà solo aggravare la crisi.

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Brasile. Perché l`uscita di  Dilma potrà solo aggravare la crisi.


di Gian Pietro Bontempi, Brasilia 25 aprile
 
La lotta politica tra governo legittimo e opposizione ha avuto come conseguenza il processo  di impeachment in corso, contro la Presidente Dilma Rousseff.

In una confusa assemblea durata tre giorni, il parlamento con una consistente maggioranza di voti, ha decretato la destituzione del Capo di Stato. Nei prossimi giorni il processo sarà esaminato dal Senato e in ultima istanza, il Supremo Tribunale di Giustizia, esprimerà il parere definitivo.

Un processo lungo che potrebbe durare mesi. Nel dibattito e nelle successive votazioni alla camera dei deputati, non sono state avanzate specifiche accuse alla Presisdente, ma in gran parte si sono espressi giudizi  di natura ideologica.

È in corso quindi, un processo politico che sembra non avere nessuna base giuridica, senza dunque  alcun indizio, senza prove specifiche e tangibili. Bisogna ricordare che la Presidente Dilma fu eletta due anni fa, con una maggioranza di 54 milioni di voti. Si è impegnata assieme al suo governo, a portare avanti il programma sociale del suo predecessore Inácio Lula da Silva.

Un programma atto a ridurre la povertà nelle vaste aree disagiate del Nord, a dare un`abitazione propria a milioni di persone, a fornire l`energia elettrica nelle regioni più sperdute e permettendo l`accesso alle facoltà universitarie a giovani provenienti da famiglie povere,  permettendo inoltre, agli índios, l`accesso agli studi. Negli ultimi anni lo sviluppo socio-economico è stato straordinario.

Nonostante lo scoppio della crisi economica negli Stati Uniti e in Europa, il PIL del Brasile ha raggiunto il sette per cento; nello stesso tempo  si è formata una più ampia classe media, motore principale dell`aumento dei consumi. Fenomeno contrario a quello avvenuto nei paesi europei dove, la cadura della classe media e la politica di austerity, hanno provocato una  recessione economica gravissima  e peraltro senza precedenti. Anche la politica estera è stata intelligente e equilibrata, conseguentemente, in Brasile non si sono svolti episodi xenofobi  e il terrorismo islamico è completamente assente. In questo contesto positivo alcuni magistrati rivoluzionari e ideologicamente contrari al governo, hanno messo sotto accusa tutti i partiti e centinaia di rappresentanti politici.

Secondo i magistrati, il motivo è la corruzione, e per combatterla, quasi tutti i politici di destra, di sinistra o di centro, sono stati indiziati di malversazione, riciclaggio, e altro. Un progetto subdolo per abbattere la democrazia, creare un “vuoto istituzionale” nel governo e per portare il paese alla ingovernabilità. Per creare insomma, una destabilizzazione che potrebbe aprire la porta a un governo autoritario o addirittura a una dittatura militare. Si dimentica che la giustizia è un valore etico-sociale, con  il compito di riconoscere i diritti, e non deve servire come “merce di scambio” per ottenere favori o privilegi; e tanto meno,  deve essere usata per usurpare i governi. Dietro questo scenario di accuse e di ricatti c` è l` ombra dei servizi segreti americani e l`interesse per il petrolio del Pré- Sal: l`enorme riserva di petrolio gestita da Petrobras, la maggiore azienda di Stato. In questi giorni, frequenti sono stati i viaggi di politici di opposizione e di magistrati verso gli Stati Uniti.

C`è da notare inoltre che il giorno dopo il risultato della votazione di impeachment contro la Presidente, alcuni deputati di opposizione sono volati a Washington per riferire ai rappresentanti della Casa Bianca gli esiti della campagna contro il governo. Come si può immaginare, la corruzione non è il motivo principale della crisi, ma ancora una volta, prevalgono le pressioni per i grandi interessi economici  e per le pretese coloniali straniere.
 
*Professore e Giornalista. Da Brasília.

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