C2PA, Microsoft combatterà le "fake news" con la censura preventiva

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C2PA, Microsoft combatterà le "fake news" con la censura preventiva

Ufficialmente si chiamerà "Coalition for Content Provenance and Authenticity" (C2PA), coalizione per la provenienza e l'autenticità dei contenuti, ma potrebbe chiamarsi tranquillamente la nuova santa alleanza dei big tech per la difesa dell'ortodossia del pensiero unico e dei propri interessi. Microsoft ha deciso, infatti, di unire le forze con altre importanti società tecnologiche e multimediali per "affrontare il crescente volume di disinformazione, fake news e frodi online, stabilendo standard per la protezione dei contenuti multimediali". Già qui una persona non ancora completamente obnubilata dalla propaganda mainstream inizierebbe a storcere il naso. Ancora una volta, un manipolo di grandi corporation private decide in totale autonomia standard globali validi per tutti, scavalcando completamente la giurisprudenza degli stati nazionali. 

Oltre a Microsoft, gli altri cinque membri fondatori della nuova crociata del Bene saranno Adobe, Arm, BBC, Intel e Truepic. L'obiettivo dichiarato è "stabilire una soluzione di provenienza standardizzata con l'obiettivo di combattere i contenuti fuorvianti". Un modo diplomatico per non dire apertamente che il vero obiettivo è restringere il novero delle fonti affidabili escludendo fin dall'inizio tutte quelle fonti che non si atterranno ai loro standard. In pratica, verrà stabilito un limite: da una parte le fonti "certificate", che saranno insignite del bollino blu di provenienza e che racconteranno unicamente ciò che la coalizione stessa vorrà che il pubblico sappia; dall'altra tutto il resto, che sarà automaticamente escluso e relegato nel campo delle "fake news".

L'annuncio della nuova fondazione è stato fatto sul sito del Microsoft News Center. In una prima fase, i membri fondatori di C2PA lavoreranno a stretto contatto per stabilire specifiche di base che coprano tipi e formati di risorse multimediali standard e comuni, nonché il modo in cui i creatori e i consumatori possono "tracciare l'origine e l'evoluzione di un pezzo di media". In realtà, la "Coalition for Content Provenance and Authenticity" allinea progetti simili già sviluppati autonomamente in passato dai membri fondatori per proprio conto. Il nuovo "standard universale" dovrà proteggere il lavoro dei creatori di media in tutto il mondo, combattendo l'enorme crescita di fake news, disinformazione, manipolazione e propaganda che si trova nei media online e anche offline. Secondo Eric Horvitz, Chief Scientific Officer di Microsoft, "C'è un bisogno fondamentale di affrontare l'inganno diffuso nei contenuti online, ora potenziato dai progressi nell'intelligenza artificiale e nella grafica e diffuso rapidamente tramite Internet. Il nostro imperativo come ricercatori e tecnologi è creare e perfezionare approcci tecnici e sociotecnici a questa grande sfida del nostro tempo". 

Insomma, non vogliono rischiare un'altra sorpresa Trump. Censurare preventivamente è meglio che curare. Niente di cui dobbiamo preoccuparci, dunque. È "solo" un progetto globale di controllo dell'informazione, attuato da grandi corporation scavalcando istituzioni nazionali democraticamente elette. Non dubitiamo che, anche stavolta, lo faranno per il nostro bene. (Fonte: Prosyscom Tech News)

 

Giubbe Rosse

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