CPI, l'ultimatum di Washington agli alleati NATO: "Rifiutate l'autorità del tribunale"
Secondo quanto riportato da POLITICO il 9 settembre, Washington starebbe esercitando forti pressioni sui propri alleati della NATO affinché contribuiscano a "smantellare sistematicamente" la Corte Penale Internazionale (CPI) e ad abbandonarne il mandato. L'obiettivo sarebbe quello di proteggere i funzionari statunitensi da eventuali procedimenti per crimini di guerra e i leader israeliani dalle accuse legate alle operazioni militari a Gaza.
In base a quanto riferito a POLITICO da tre diplomatici della NATO rimasti anonimi, l'inviato statunitense Matthew Whitaker avrebbe avanzato la richiesta a porte chiuse a Bruxelles a metà luglio, di fronte ai 32 ambasciatori dell'Alleanza, esortando gli Stati membri a cooperare per lo smantellamento del tribunale e a ritirarsi dallo Statuto di Roma.
"Osserveremo con molta attenzione chi si schiererà dalla parte dell'America", avrebbe dichiarato Whitaker a conclusione del suo intervento, secondo la ricostruzione dei diplomatici presenti.
In concomitanza con lo speech dell'inviato, la missione statunitense ha distribuito un documento ufficiale alle delegazioni NATO in cui si legge: "Gli Stati Uniti smantelleranno sistematicamente le capacità della Corte Penale Internazionale... vi chiediamo con fermezza di adottare immediatamente le misure necessarie per il ritiro".
Il testo intimava agli alleati di considerare la Corte una minaccia diretta per i propri governi, di denunciarne pubblicamente l'operato come un "abuso di potere" e di interrompere all'istante ogni tipo di sostegno materiale, concludendosi con un perentorio appello a porre fine "una volta per tutte alla farsa della CPI".
L'offensiva diplomatica segue l'annuncio fatto il 13 luglio dal Segretario di Stato americano Marco Rubio riguardo a un'ampia campagna coordinata da Washington per isolare e smantellare la CPI "mattone per mattone". La strategia prevede di fare pressione sui Paesi alleati che ospitano basi o truppe statunitensi affinché rinneghino l'autorità della Corte, pena il rischio di subire ritorsioni. L'azione si inserisce nella cornice dell'ordine esecutivo firmato da Donald Trump il 6 febbraio 2025, che ha imposto il congelamento dei beni e restrizioni sui visti nei confronti dei magistrati dell'Aia impegnati nelle indagini sulle condotte americane e israeliane.
La campagna ha già portato alla rimozione del Procuratore Capo Karim Khan, giunta a seguito delle pressioni e delle accuse di cattiva condotta emerse dopo l'emissione, nel novembre 2024, dei mandati di cattura contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex Ministro della Difesa Yoav Gallant.
Anche la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, è stata colpita da sanzioni a febbraio, a seguito delle proteste formalizzate alla Casa Bianca da alcune aziende tecnologiche americane citate nei suoi report. Allo stato attuale, nove dei diciotto giudici della Corte e entrambi i viceprocuratori sono finiti sotto i provvedimenti sanzionatori degli Stati Uniti.
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