di Simone Nastasi
L’euro avrà tanti difetti ma un merito ce l’ha di sicuro. Quello di essere riuscito, per una volta e dopo tanto tempo, a mettere insieme le anime della sinistra e della destra intorno ad un tavolino a parlare di interesse del Paese. Miracoli della fede? Forse della fame, risponderebbe qualcuno che la pensa come il professor Alberto Bagnai, convinto che l’euro sia oggi il problema e non la soluzione. Un problema che sta affamando gli italiani, di destra come di sinistra, oramai non ha più nessuna importanza.
E allora succede che un sabato dentro un albergo di Pescara nell’ambito di un convegno organizzato dall’associazione A-simmetrie, intitolato “ Euro, mercati e democrazia: L’Italia può farcela?”, a parlare di “riscatto dell’Italia tra ideologia e politica” si ritrovino un esponente della sinistra come Gianni Cuperlo, e due esponenti della destra come Giorgia Meloni e Matteo Salvini che hanno appena lanciato la nuova coalizione politica del Fronte Nazionale, dall’unione dei rispettivi partiti Fratelli d’Italia e Lega Nord.
Che ci fa un membro del Partito Democratico ad un convegno come questo? E’ la prima domanda che viene rivolta a Gianni Cuperlo, che nonostante il distacco da Matteo Renzi resta sempre un esponente di un partito, che ha fatto della permanenza nell’euro, un punto importante del suo programma. Ma se il suo sembra essere sempre meno un partito di sinistra, lui, Cuperlo, vuole continuare ad esserlo. E allora, parlando della situazione attuale in cui versa l’Italia, lamenta una “retorica europeista” che negli anni la sinistra italiana ha mantenuto senza preoccuparsi di quelle che potevano essere le conseguenze, per il suo elettorato come anche e soprattutto per l’intera popolazione. Per Cuperlo la sinistra deve allora continuare a fare il suo mestiere, in difesa di quelli che restano diritti sociali e civili dei popoli come il lavoro o l’ immigrazione e che devono quindi necessariamente, restare prerogative di una cultura di sinistra dalla quale secondo Cuperlo “non si può prescindere”.
E se allora la Grecia è stata e continua ad essere, secondo l’esponente del Partito Democratico, una “macchia” nella storia dell’Europa, per la perdita dei diritti sociali di molti strati della sua popolazione in seguito alle politiche di austerità imposte dalla Troika, un altro problema che deve, secondo Cuperlo, preoccupare la sinistra, sono le parole del premier francese Manuel Valls, che dice che “ i rom non sono integrabili”. Non parlano invece di immigrazione sia la Meloni che Matteo Salvini, i quali sul tema non avrebbero evidentemente le stesse posizioni di chi li ha preceduti parlando nel convegno. E allora preferiscono battere il ferro lì dove il punto è caldo, ossia l’Europa e la moneta unica. Giorgia Meloni non sembra avere alternative quando dice che “il recupero della sovranità politica passa necessariamente per il recupero della sovranità monetaria”.
E la ragione secondo la Meloni sarebbe l’interesse che oggi, l’organo chiamato dai trattati a fare le politiche monetarie di Eurolandia, cioè la Bce, starebbe perseguendo: “un interesse – dice la Meloni – che non è l’interesse dei popoli ma quello dei suoi azionisti”. Anche per questo, secondo il leader di Fratelli d’Italia, l’Europa di oggi non avrebbe quel “ruolo terapeutico” per l’Italia che avrebbe dovuto avere ma anzi, si sarebbe trasformata in quello che la Meloni definisce “un santone truffatore”. Per Matteo Salvini non si tratterebbe tanto di una “truffa”quanto di un “tradimento” che si sarebbe consumato non i tempi recenti ma “ a monte” ossia, quando l’Europa è nata, all’indomani della Seconda guerra mondiale. Non ci sarebbe quindi altra soluzione, anche secondo Salvini, che “uscire dall’euro il prima possibile”. Per non fare altrimenti la fine di quel cane che era stanco del suo padrone ma non riusciva a liberarsi. “L’euro – dice Salvini – è il guinzaglio alla nostra ripresa”.
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