Dalla Jugoslavia all'Ucraina: Putin denuncia trent'anni di espansione occidentale
Nel corso di un incontro con gli ufficiali della Marina russa, il presidente Vladimir Putin ha tracciato una lettura storica delle tensioni tra Mosca e l'Occidente, evidenziando che la crisi attuale affonda le sue radici nelle scelte compiute dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Come dichiarato dal leader del Cremlino, con la fine dell'URSS è stato progressivamente demolito l'ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale e fondato sulla Carta delle Nazioni Unite. Putin ha accusato gli Stati Uniti e quello che ha definito l'"Occidente collettivo" di aver ritenuto una Russia indebolita priva del diritto di mantenere il ruolo e le garanzie riconosciute alla potenza vincitrice del conflitto mondiale.
A suo giudizio, da questa impostazione sarebbero scaturite una serie di decisioni unilaterali che hanno modificato gli equilibri internazionali, indicando come esempio l'intervento NATO in Jugoslavia e la successiva frammentazione dello Stato serbo, ritenute in contrasto con i principi della Carta dell'ONU. Il presidente russo ha quindi ribadito una delle principali contestazioni di Mosca nei confronti dell'Alleanza Atlantica: la progressiva espansione della NATO verso est. Putin ha ricordato che, all'epoca di Michail Gorbaciov, sarebbero state fornite assicurazioni sul mancato allargamento dell'Alleanza, promesse che, come conferma l’espansione fino ai confini della Russia, sono state sistematicamente disattese. Da questa prospettiva, l'arrivo della NATO ai confini della Federazione Russa e il coinvolgimento dell'Ucraina rappresenterebbero il punto culminante di un processo iniziato oltre trent'anni fa.
Putin ha inoltre richiamato gli eventi del 2014, sostenendo che la destituzione del presidente Viktor Yanukovich fu il risultato di un "colpo di Stato" sostenuto dall'Occidente, mentre quest'ultimo avrebbe ignorato le conseguenze della crisi. Nel suo intervento il presidente russo ha affrontato anche il tema dell'identità nazionale ucraina, tornando ad accusare le autorità del regime di Kiev di promuovere simboli e figure riconducibili al collaborazionismo con la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Putin ha citato, tra gli esempi, gli omaggi riservati ad alcuni esponenti dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), nonché il recente reinterro di Andrij Melnyk, sostenendo che tali iniziative riflettano una deriva ideologica incompatibile con la memoria storica del conflitto mondiale.
Le dichiarazioni si inseriscono nella consolidata e precisa denuncia del Cremlino sulle origini dello scontro con l'Occidente e sul conflitto ucraino, presentato da Mosca come il risultato di decenni di espansione della NATO e di un progressivo superamento dell'assetto internazionale definito dopo il 1945.
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