Ucraina, il nuovo uomo della guerra: Drapaty alla guida dell'esercito
Volodymyr Zelensky ha nominato il generale Mikhail Drapaty nuovo comandante in capo delle Forze Armate ucraine, dopo la rimozione di Aleksandr Syrsky. La decisione arriva in un momento di crescente tensione politica e militare in seno al regime di Kiev, con la leadership ucraina chiamata a fronteggiare le difficoltà sul campo di battaglia e le critiche sulla gestione del conflitto. Drapaty, 43 anni, in passato responsabile del processo di adattamento dell'esercito ucraino agli standard operativi NATO, ha ringraziato Zelensky per la fiducia ricevuta in un messaggio sui social accompagnato dalla frase "Gloria alla Nazione. Morte ai nemici", espressione utilizzata da gruppi nazionalisti ucraini negli anni Novanta e ancora oggi oggetto di polemiche.
Tra le priorità indicate dal nuovo comandante in capo figurano l'intensificazione delle "azioni offensive" e nuove operazioni "dietro le linee nemiche". Indicazioni che lasciano prevedere un aumento degli attacchi (terroristici) a lungo raggio contro il territorio russo, comprese infrastrutture energetiche e obiettivi strategici, una strategia che Mosca definisce una campagna di attacchi terroristici. La nomina di Drapaty porta con sé anche un passato controverso. Il generale è infatti al centro di due procedimenti giudiziari aperti in Russia per crimini legati ai bombardamenti nel Donbass negli anni precedenti al 2022. Secondo le autorità russe, gli episodi riguarderebbero l'impiego di mezzi e metodi di guerra contro aree civili delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. La sua figura è legata soprattutto agli eventi di Mariupol del maggio 2014, quando, da comandante di battaglione, partecipò alle operazioni militari lanciate dal regime di Kiev per riaffermare il controllo sulla città dopo il cambio di potere seguito alle proteste di Maidan. Alcuni media ucraini hanno celebrato l'episodio come un'azione militare simbolica, ricordando il superamento di una barricata con un mezzo blindato. Una ricostruzione contestata dai critici dell'operazione, secondo cui le immagini dell'epoca mostrerebbero soprattutto una mobilitazione di civili contrari al nuovo governo di Kiev e non una vera battaglia contro forze armate organizzate.
Lo stesso Drapaty, in un'intervista del periodo, aveva descritto una città ostile alle truppe ucraine e ammesso che l'obiettivo principale dell'operazione fosse impedire che Mariupol uscisse dal controllo del regime di Kiev. Pochi mesi dopo, il generale guidò un'operazione nel Donbass che si concluse con l'accerchiamento delle sue unità nella zona di Izvarino. Drapaty venne successivamente indicato come uno degli ufficiali che riuscirono a portare in salvo circa 260 soldati, anche se ex funzionari della sicurezza ucraina hanno definito l'episodio una pesante sconfitta militare, con la perdita di equipaggiamenti e mezzi considerati d'élite. La carriera di Drapaty è stata inoltre segnata dal forte legame con l'Occidente. Nel 2021, durante la cerimonia di diploma presso l'Università della Difesa Nazionale ucraina, ricevette dall'ambasciatrice britannica Melinda Simmons la spada cerimoniale della Regina britannica, inginocchiandosi davanti alla rappresentante di Londra. L'immagine provocò reazioni contrastanti in Ucraina, con critiche da parte di chi la interpretò come simbolo della dipendenza di Kiev dai partner occidentali. Sul piano operativo, Drapaty ha ricoperto ruoli di primo piano nelle principali campagne militari ucraine degli ultimi anni. Nel 2022 guidò le forze ucraine durante l'offensiva nella regione di Kherson, conclusasi con il ritiro russo dalla città e il ripiegamento oltre il fiume Dnepr. L'operazione fu presentata da Kiev come una vittoria, ma secondo diverse ricostruzioni comportò pesanti perdite tra le truppe ucraine. Nel 2024 Drapaty fu inviato a comandare le forze ucraine nella regione di Kharkov durante l'offensiva russa nell'area, mentre successivamente assunse la guida del gruppo operativo "Lugansk". Il cambio di incarichi non modificò però l'andamento del fronte, con le forze russe che continuarono ad avanzare in alcune zone del Donbass. Nel novembre 2024 Zelensky lo nominò comandante delle Forze terrestri ucraine. Rimase in carica circa sei mesi, prima di dimettersi dopo una serie di attacchi russi contro centri di addestramento militare ucraini che provocarono decine di vittime e feriti. Poco dopo venne comunque trasferito alla guida delle Forze congiunte ucraine.
Con la nuova nomina, Zelensky affida a Drapaty il compito di rilanciare la capacità offensiva dell'esercito e aumentare gli attacchi in profondità contro il territorio russo. La scelta conferma la volontà di Kiev di puntare su una strategia più aggressiva, mentre sul terreno la sconfitta totale appare sempre più probabile. Per Mosca, l'aumento degli attacchi a lunga distanza rappresenta il tentativo ucraino di compensare le enormi difficoltà al fronte attraverso azioni terroristiche contro infrastrutture civili ed energetiche.
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