"Falchi" e "colombe" nelle sanzioni contro la Russia

Non sarà facile sostituire gli Eurobond russi. Studio Open Europe

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"Falchi" e "colombe" nelle sanzioni contro la Russia

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Riprendendo uno studio molto accurato di Open Europe sulle conseguenze economiche per i diversi paesi dell'Unione Europea in caso di sanzioni alla Russia, il Columnist del Telegraph Ambrose Evans Pritchard sottolinea come ci sia una differenza enorme tra i cosiddetti "falchi", coloro che appoggiano la linea dura voluta dagli Stati Uniti in seguito all'annessione di Mosca della Crimea e l'evoluzione in Ucraina orientale - principalmente polacchi, lituani e lettoni – e le "colombe", che chiedono invece un atteggiamento che non mini le relazioni economico-finanziarie e le importazioni di gas con il Cremlino. 


 
Paradossalmente sono i paesi "falchi" che rischierebbero di più da una guerra economica con Mosca: la Lituania ha addirittura "esposto" il 32% del suo Pil. Ma in questo caso, prosegue Evans-Pritchard, si tratta chiaramente di una questione di identità nazionale e di sicurezza, l'eredità dell'occupazione durante i Zar e i bolscevichi.
 
Dall'altra parte dello schieramente all'interno dell'Ue, "le colombe", ci sono ad esempio Spagna e Italia. Ed anche qui è paradossale se pensiamo che Madrid non confida neanche su Gazprom per il gas, ma il suo atteggiamento deriva in particolare dal passaggio delle misure, nella classificazione di Open Europe, da una fase 2, più generica, a una fase 3, con target di obiettivi economici predefiniti. Questi paesi argomentano che il Cremlino non è dietro l'escalation delle violenze nell'Ucraina orientale e Raoul Ruparel, uno dei curatori dello studio di Open Europe, sostiene come Italia e Spagna temono un'escalation della crisi finanziaria della zona euro se la situazione dovesse sfuggire di mano, avendo ben presente la spirale deflattiva e di debito insostenibile in cui sono entrati. "Non sono poi interessati a questioni di politica internazionale e non vogliono particolarmente che l'Ucraina entri nell'Ue", conclude Roupel.
 
All'interno delle colombe rientrano chiaramente la Grecia, storicamente filorussa, e Cipro legata alle finanze russe in modo indissolubile anche dopo il default gestito dalla troika - le visite a Cipro di turisti russi sono aumentare del 28% lo scorso anno, 610 mila complessivi. La Bulgaria, inoltre, è slava, ortodossa e, come dicono molti, con le reti criminali del paese che lavorano insieme a quelle russe. 
 
Open Europe conclude il suo studio sostenendo come ogni ulteriore sanzione da parte dell'Unione Europea avrà lo scopo di bloccare l'accesso ai mercati finanziari di banche e compagnie russe. Si tratta di un'operazione che sarà molto doloroso, con una posta in gioco di oltre 120 miliardi di dollari di debito europeo contratto dalle varie entità russe e non sarà facile sostituire gli eurobond russi.  


 
Alla fine, conclude il columnist del Telegraph, non conterà molto quello che l'Ue deciderà di fare: gli Stati Uniti hanno già sviluppo il progetto Manhattan 2.0, vale a dire una atomica finanziaria che forzerà le banche e assicurazioni europee ad adeguarsi a ogni tentativo di soffocare gli investimenti russi, che gli piaccia o no. Non è al momento possibile dire se gli Usa utilizzeranno queste arme letali, ma se lo dovesse fare, conclude Evans-Pritchard, anche la slava Bulgaria sarà costretta a far parte del gruppo.

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