Arsenali vuoti al Pentagono: ecco perché gli USA non possono più attaccare l'Iran

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Arsenali vuoti al Pentagono: ecco perché gli USA non possono più attaccare l'Iran

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Gli Stati Uniti stanno consumando le proprie munizioni strategiche a una velocità nettamente superiore rispetto alla loro capacità di produzione e rifornimento. Una criticità strutturale che, secondo le ultime analisi di intelligence, starebbe di fatto impedendo a Washington di riprendere le operazioni offensive contro l'Iran.

A sollevare il caso è una dettagliata inchiesta dell'emittente qatariota Al Jazeera, secondo cui l'intensità del conflitto ha letteralmente svuotato gli arsenali americani, creando un pericoloso cortocircuito tra la retorica della Casa Bianca e la realtà materiale dei fatti.

La conferma indiretta è arrivata anche dai vertici militari: durante un'audizione formale al Senato, il segretario ad interim della Marina statunitense, Hung Cao, ha ammesso che Washington ha dovuto congelare la vendita di armi a Taiwan. Una decisione drastica, presa per garantire che le forze navali statunitensi mantengano le munizioni minime necessarie nello scacchiere mediorientale.

I numeri del consumo: l'arsenale USA si dimezza

I dati sull'impiego dei sistemi di difesa e offesa evidenziano uno sforzo bellico senza precedenti. Secondo un'inchiesta del Washington Post, per difendere Israele durante i 40 giorni di guerra aperta con l'Iran, gli Stati Uniti hanno utilizzato più intercettori missilistici avanzati di quanti ne abbia impiegati lo stesso Stato ebraico.

Nello specifico, le forze statunitensi hanno lanciato:

  • Oltre 200 intercettori del sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), una cifra che sfiora la metà dell'intero arsenale totale in possesso di Washington.
  • Più di 100 missili Standard Missile-3 (SM-3) e Standard Missile-6 (SM-6).
  • Quasi un terzo della riserva globale di missili da crociera Tomahawk (oltre 1.000 vettori lanciati su uno stock iniziale di circa 3.100).

Al contrario, le forze di difesa israeliane hanno attinto in modo più moderato ai propri sistemi, lanciando meno di 100 intercettori Arrow e circa 90 David's Sling.

L'allarme dei Think Tank: "Anni per ricostruire le scorte"

Un rapporto strategico del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington ha lanciato un severo monito: l'esercito americano ha fatto un uso troppo intensivo di sette tipologie di munizioni critiche, intaccando per quattro di queste oltre la metà delle scorte prebelliche. Oltre ai già citati THAAD e missili navali SM-3/SM-6, a essere in forte esaurimento sono i vettori del sistema Patriot.

"Riportare queste sette munizioni chiave ai livelli precedenti al conflitto richiederà da uno a quattro anni, subordinatamente ai tempi di consegna delle catene di montaggio industriali", si legge nel documento del CSIS.

Il fattore logistico dietro la tregua di Trump

Se da un lato il Presidente Donald Trump ha pubblicamente dichiarato di aver sospeso i raid contro l'Iran su richiesta dei paesi alleati del Golfo Persico, gli analisti militari offrono una lettura diversa. Secondo Omar Ashour, professore di studi militari presso il Doha Graduate Institute of Studies, il fattore logistico è stato determinante.

"Gli Stati Uniti hanno la capacità tecnica di riprendere gli attacchi, ma ogni nuova ondata comporta un costo opportunità strategico immenso", spiega Ashour. "La vera domanda non è se l'America possa attaccare, ma quali risorse stia sottraendo ad altri fronti globali, come quello pacifico".

A complicare i piani del Pentagono si aggiunge la resilienza militare di Teheran. Nonostante i proclami della Casa Bianca sulla presunta distruzione del potenziale bellico iraniano, le valutazioni dell'intelligence USA confermano che l'Iran conserva ancora il 70% delle sue scorte di missili prebelliche. Un dato che dimostra la capacità del paese di assorbire l'impatto di oltre 21.000 attacchi e di una campagna di decapitazione dei vertici senza collassare, un primato di resistenza che pochissimi regimi al mondo possono vantare.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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