Frontiera Colombia-Venezuela: e se a protestare sono i contrabbandieri colombiani...
I 'pimpineros' dediti al contrabbando di combustibile venezuelano chiedono lavoro al governo di Juan Manuel Santos
di Fabrizio Verde
Una singolare manifestazione di protesta si è tenuta in quel di Cúcuta, città colombiana situata al confine con il Venezuela, dove centinaia di cosiddetti 'pimpineros' – uomini dediti al contrabbando di benzina e altri beni di provenienza venezuelana – sono scesi in piazza per chiedere al presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, di affrontare i problemi che affliggono la popolazione. I 'pimpineros' chiedono lavoro, per le circa 6000 famiglie che attualmente sono dedite al traffico illegale di combustibile di contrabbando dal Venezuela.
La manifestazione, completamente ignorata dai media nostrani invece molto attenti nel mistificare le ragioni del Venezuela riguardo la chiusura della frontiera, ha confermato come vi sia un grosso problema mai affrontato dalla Colombia, oltre a ribadire le ragioni avanzate dal presidente venezuelano Maduro nel chiudere il varco frontaliero. Una misura che è parte integrante della strategia adottata dal Venezuela per contrastare la dura guerra economica in corso contro la Repubblica Bolivariana.
Un manifestante, seppur contraddittoriamente, ha spiegato ai microfoni di Telesur le ragioni dei contrabbandieri: «Sappiamo che si tratta di contrabbando, ma cos'altro possiamo fare? Le nostre famiglie hanno bisogno, anche a noi arrivano bollette di acqua, luce e gas».
I 'pimpineros' scesi in piazza vogliono che il presidente colombiano Santos adotti misure per riattivare l'economia della città in seguito alla chiusura della frontiera con lo stato venezuelano di Táchira.
Intanto la popolarità del presidente colombiano è in forte calo: un recente sondaggio condotto da Gallupp Pol, ha rivelato che il 64% dei colombiani non approva le politiche portate avanti da Santos.

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