Il capitalismo sta minando la fondamenta della classe media americana

La voluta campagna di offuscamento sulla disuguaglianza sociale denunciata da Paul Krugman

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Il capitalismo sta minando la fondamenta della classe media americana

La cruda realtà è che la disuguaglianza sociale americana è desolante. Dalla fine degli anni'70 i salari reali della metà della forza lavoro del paese ristagnano o sono diminuiti, mentre i redditi dell'1% della fascia alta sono praticamente quadruplicati. Con questa premessa Paul Krugman nel suo editoriale di oggi sul New York Times afferma come in un dibattito serio si dovrebbe poter iniziare a dire che il capitalismo, così come costituito oggi, sta minando le fondamenta della classe media americana.
 
Non si può fare, prosegue il premio nobel per l'economia, per una voluta campagna di offuscamento statistico. Un articolo recente di Bret Stephens su The Wall Street Journal, ad esempio, afferma che la disuguaglianza crescente non è un grande problema, dato che in tanti hanno fatto grandi profitti, con un quinto della popolazione nelle fasce più basse che avevano visto i loro redditi aumentare del 186% dal 1979. Il problema è che si tratta di un numero non corretto per l'inflazione e si può facilmente trovare il dato corretto nel Census Bureau che dimostra come il reddito di quel quinto della popolazione sia diminuito! Ed ancora più grave è il fatto che il giornale di Stephens non ha corretto questo errore. E' così che le offuscazioni funzionano. 
 
Poi, prosegue Krugman, vi è anche una versione più elegante per mistificare il dibattito in corso. Molti esperti e politici vogliono far credere che i redditi crescenti al vertice  sono il complemento dei problemi sociali asseriti alla fasce più povere. Secondo questa visione, i ricchi sono ricchi perchè hanno fatto la cosa giusta: educazione al college, si sono sposati, hanno evitato figli illegittimi, un buon lavoro etico, etc. Il benessere è quindi il premio della virtù. Cosa non va con questa versione? Postula semplicemente opportunità che non esistono: come potrebbero i bambini delle fasce meno abbienti della popolazione aspirare oggi ad un'educazione in grado di dare loro un futuro agiato in un'era in cui i sussidi pubblici sono sempre minori? 
 
La principale colpa di questo mito è che mistifica quelli che sono i vincitori della crescente disuguaglianza. I colletti bianchi professionisti, anche se sposati tra loro, mantengono redditi costanti. I grandi vincitori sono un gruppo molto più ristretto: il movimento di Occupy ha reso celebre il motto dell'”1%” che è una buona definizione dell'elite, anche se comprende un numero minore di persone - molti dei guadagni del top dell'1% sono andati ad una  percentuale non superiore allo 0,1% della popolazione. E chi sono questi pochissimi fortunati? La maggior parte executives a vario titolo, anche se non solo, nella finanza. Si può discutere, prosegue Krugman, se queste persone meritino di essere pagate bene o meno per il loro lavoro ma una cosa è certa: non hanno ottenuto quello che hanno per essere stati prudenti, puliti e sobri.  
 
Il mito della ricchezza meritata può essere sostenuta e diffusa solo con una strategia di distorsione attraverso l'annebbiamento della realtà. Gli apologisti della disuguaglianza non si occupano dell'1% come i grandi vincitori, preferiscono parlare del 20% o al massimo del 5% in modo che sembrino scelte innocenti.  Ma equiparare una coppia di avvocati con i lupi di Wall Street, conclude Krugman, è totalmente mistificatore.

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