Il Congresso dovrebbe lasciare spazio alla diplomazia sul programma nucleare iraniano
I negoziati sul nucleare con l'Iran, si legge in un editorale del Washington Post, si stanno rivelando tanto difficili quanto predetto dagli scettici all'indomani dell’accordo preliminare del mese di novembre. Anche se il presidente Obama ha annunciato l'accordo in un discorso televisivo il 23 novembre, solo questo fine settimana l'accordo interinale è stato finalizzato. Nel frattempo, i negoziatori iraniani hanno finto di abbandonare i negoziati, hanno continuato a ostacolare un'inchiesta delle Nazioni Unite sugli sviluppi passati del programma nucleare iraniano e hanno disegnato nuove centrifughe. Gli avvertimenti israeliani che l'accordo potrebbe provocare un'implosione delle sanzioni sembrano materializzarsi: la Russia starebbe negoziando un importante accordo di scambio petrolio – altri beni, e gli imprenditori francesi stanno prenotando viaggi a Teheran.
L'attuazione dell'accordo interinale dovrebbe portare l’Iran a ridurre il livello di arricchimento di uranio, a ridurre le scorte di tale materiale della metà e impedire l'installazione di centrifughe addizionali e l'avvio di un nuovo reattore in grado di produrre plutonio. Tuttavia, come il capo negoziatore iraniano ha ammesso nel descrivere i termini dell’accordo, "Nessuna struttura sarà chiusa, l'arricchimento continuerà e la ricerca nucleare sarà ampliata". Anche se il regime delle sanzioni rimarrà intatto, l'Iran potrà beneficiare di un allentamento delle sanzioni che l'amministrazione Obama stima pari a circa 7 miliardi dollari.
Proseguire i negoziati in questi termini, anche se rischioso, è preferibile ad un Iran che prosegue l’arricchimento dell’uranio e ad una deriva verso la guerra. Eppure, riconosce il Wp, è comprensibile che molti nel Congresso siano preoccupati. Tali preoccupazioni hanno spinto 59 senatori, di cui 16 Democratici, a sostenere un disegno di legge sponsorizzato dal Presidente della Commissione Affari Esteri, Robert Menendez e dall repubblicano Mark Kirk, che imporrebbe nuove sanzioni in caso di mancato accordo finale o nel caso in cui Teheran dovesse violare l'accordo esistente.
C'è una logica dietro questo atteggiamento: dopo tutto, sono state le dure sanzioni approvate dal Congresso nel 2010, avversate da parte dell'amministrazione Obama, che hanno contribuito a portare l’Iran al tavolo dei negoziati.
Tuttavia, commenta il Wp, i senatori hanno già assolto al loro compito proponendo il disegno di legge e aumentando così la pressione sull'amministrazione e l'Iran.
Questa è però l'iniziativa diplomatica del Presidente Obama e occorre lasciarlo libero di portarla a termine per determinare il suo successo o il suo fallimento. Solo allora il Congresso avrebbe mandato di agire, per allentare le sanzioni o per rafforzarle.

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