Il piano Ferrajoli: una Costituzione globale contro le guerre

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Il piano Ferrajoli: una Costituzione globale contro le guerre

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di Michele Blanco

Con la pubblicazione di Per una Federazione della Terra (Feltrinelli, 2026), Luigi Ferrajoli giunge al vertice di una parabola teorica straordinaria, consegnando al pensiero giuridico contemporaneo il suo manifesto più ambizioso. Quest'opera non rappresenta un'estemporanea incursione nella geopolitica, bensì il coerente e necessario approdo di una riflessione sistematica iniziata quasi quarant'anni fa con Diritto e ragione (1989) e consacrata nei volumi monumentali di Principia iuris (2007).

Tutta la produzione di Ferrajoli si fonda su un'intuizione originaria, già cristallizzata in Diritto e ragione, secondo cui il garantismo è «la tutela dei diritti fondamentali contro la legge del più forte, che vige in assenza di diritto o quando il diritto è solo l'espressione della forza». Il diritto non nasce per codificare il potere, ma per porvi dei limiti; la sua funzione primaria è l'istituzione di difese formali a tutela dei soggetti deboli contro lo stato di natura.

Negli ultimi anni, di fronte alle minacce macroscopiche del XXI secolo — la crisi climatica, la riattivazione del pericolo nucleare, l'esplosione delle disuguaglianze e l'anarchia dei mercati — Ferrajoli ha compreso che lo Stato-nazione non è più il perimetro idoneo a esercitare questa funzione protettiva. Ha così inaugurato una fondamentale trilogia globale:

  1. Ha prima dimostrato la necessità di un testo normativo universale con Per una Costituzione della Terra (2022), saggio in cui denunciava come «la globalizzazione abbia prodotto un vuoto di diritto pubblico a livello internazionale, lasciando i mercati liberi di fagocitare i diritti»;

  2. Ha poi indagato i soggetti politici capaci di rivendicarlo in Progettare il futuro (2025);

  3. Ha infine disegnato, in questo volume del 2026, l'esatta infrastruttura istituzionale ed economica atta a tradurre l'utopia in pratica.

La separazione tra potere politico e funzioni di garanzia

Il nucleo filosofico più innovativo dell'opera risiede nella scomposizione operata dall'autore all'interno della sfera pubblica, con cui ridefinisce la classica tripartizione dei poteri di Montesquieu introducendo una dicotomia netta e invalicabile tra quelle che definisce "funzioni di governo" e "funzioni di garanzia". Le radici teoriche di questo concetto risalgono a Principia iuris, dove Ferrajoli distingueva la "legittimità formale" della politica dalla "legittimità sostanziale" dei diritti.

  • Le funzioni di governo appartengono alla sfera del decidibile, incarnando la democrazia formale, la discrezionalità politica e l'espressione delle maggioranze elettorali. Ferrajoli non auspica la nascita di un superstato centralizzato che annulli le diversità culturali e politiche dei popoli; al contrario, nel suo modello federale, le funzioni di governo rimangono integralmente in capo ai singoli Stati nazionali e alle loro articolazioni locali, affinché la politica locale continui a gestire territori, infrastrutture e indirizzi economici interni.

  • Le funzioni di garanzia appartengono invece alla sfera del non decidibile, riguardando l'applicazione rigida dei diritti fondamentali e dei divieti costituzionali posti a tutela della vita, delle libertà e della sopravvivenza biologica. Queste funzioni vengono interamente sottratte alla discrezionalità della politica e trasferite ad Agenzie ed Istituzioni planetarie di garanzia, totalmente autonome e indipendenti dai governi. Un'istituzione di garanzia (come un'agenzia sanitaria o ambientale) non risponde alle logiche di maggioranza: il suo unico dovere è attuare coattivamente i precetti della Costituzione della Terra.

Attraverso questa separazione, la Federazione si configura non come un governo globale totalizzante, ma come un custode esterno deputato unicamente a preservare le condizioni di esistenza della specie.

Il Fisco Globale e i tre pilastri impositivi

Un'istituzione priva di risorse proprie è inevitabilmente condannata alla subalternità nei confronti delle potenze economiche o degli Stati più ricchi. Consapevole del fallimento strutturale dell'ONU, storicamente paralizzato dai ritardi o dai ricatti nei finanziamenti da parte dei suoi membri, Ferrajoli dedica ampie pagine alla strutturazione di un Fisco Globale dotato di un bilancio planetario autonomo.

Il prelievo fiscale globale teorizzato dal giurista non colpisce i redditi dei singoli cittadini, bensì le grandi asimmetrie e le esternalità negative prodotte dalla globalizzazione capitalistica attraverso tre pilastri impositivi universali:

  1. Tassazione delle attività ecocide: imposte globali severissime sull'emissione di gas serra, sulla produzione di plastiche non biodegradabili e sullo sfruttamento predatorio delle risorse non rinnovabili, con una funzione sia finanziaria sia direttamente dissuasiva.

  2. Tobin Tax sulle transazioni finanziarie: una micro-aliquota uniforme applicata a tutti i movimenti di capitale speculativo e alle operazioni borsistiche internazionali, mercati che oggi beneficiano di una sostanziale condizione di extraterritorialità e anarchia.

  3. Imposta progressiva sulle grandi ricchezze e sulle Big Tech: un prelievo globale sui patrimoni miliardari e sui colossi transnazionali per neutralizzare i fenomeni di dumping fiscale e la fuga nei paradisi societari.

Le enormi risorse così accumulate vengono vincolate per via costituzionale e destinate all'erogazione dei diritti sociali fondamentali su scala planetaria — finanziando un Servizio Sanitario Mondiale gratuito, un'Organizzazione Mondiale dell'Istruzione e un fondo di sussistenza universale contro le povertà estreme — realizzando l'assunto di Principia iuris secondo cui «i diritti sociali richiedono leggi di spesa e strutture pubbliche obbligatorie, la cui assenza costituisce una lacuna primaria dell'ordinamento».

Il Demanio Planetario: sottrarre i beni essenziali al mercato

Accanto alla riforma fiscale, la salvaguardia del pianeta esige una metamorfosi della categoria giuridica della proprietà. Per questo Ferrajoli introduce il concetto di Demanio Planetario, istituendo un vincolo di indisponibilità assoluta su determinati beni, sottratti sia alle logiche estrattive del libero mercato (proprietà privata) sia alla sovranità distruttiva degli Stati.

L'autore divide il demanio in tre macro-categorie:

  • Beni Comuni Vitali: come acqua, aria e clima, dichiarati formalmente "fuori commercio", traslando su scala globale la tesi di Per una Costituzione della Terra per cui «esistono beni che appartengono a tutti e a nessuno, il cui godimento è un diritto naturale immediatamente esigibile».

  • Beni Comuni Naturali: come le grandi foreste, gli oceani e i ghiacciai. Pur essendo geograficamente collocati all'interno di specifici confini (come l'Amazzonia o le barriere coralline), perdono lo status di proprietà nazionale in quanto la loro distruzione compromette l'abitabilità dell'intero pianeta. La loro tutela viene affidata alla Federazione, mentre gli Stati locali mantengono l'amministrazione ordinaria ma perdono il diritto legale di sfruttarli o distruggerli.

  • Beni Comuni Artificiali: ovvero i farmaci salvavita. Ferrajoli contesta radicalmente il regime internazionale dei brevetti privati sulle scoperte farmaceutiche, sostenendo che i vaccini e le terapie essenziali debbano diventare beni dell'umanità, prodotti e distribuiti da un'industria farmaceutica pubblica globale a prezzo di costo, eliminando le speculazioni delle multinazionali sulla salute dei popoli impoveriti.

La riforma dell'ONU e la Corte Costituzionale Globale

Nella sezione più densa di tecnicismo giuridico dell'opera, Ferrajoli mostra di non voler radere al suolo l'ordine internazionale esistente, bensì di volerlo sottoporre a una profonda revisione costituzionale tramite la riscrittura degli articoli chiave della Carta delle Nazioni Unite:

  • Abolizione del diritto di veto (Art. 27): Ferrajoli cancella il privilegio anacronistico dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, trasformando l'Assemblea Generale nell'unico organo legislativo supremo della Terra, dove le decisioni vengono assunte a maggioranza semplice o qualificata, ristabilendo il principio dell'uguaglianza sovrana dei popoli.

  • Disarmo e smilitarizzazione (Art. 43): viene teorizzato il bando totale delle armi di distruzione di massa e la progressiva smilitarizzazione degli Stati sovrani, ai quali viene concesso unicamente il mantenimento di forze di polizia interna. La sicurezza internazionale viene affidata a un corpo di polizia federale mondiale, privo di funzioni belliche offensive e deputato unicamente all'esecuzione delle sentenze giudiziarie internazionali e alla tutela dell'ordine pubblico planetario.

  • Giustizia universale e accesso diretto: lo Statuto viene riformato inserendo la giurisdizione obbligatoria delle Corti di Giustizia e istituendo, accanto alla Corte Penale Internazionale, una Corte Costituzionale Globale. Il vero punto di rottura è l'accesso diretto: ogni singolo cittadino, associazione o ONG acquisisce la legittimazione giuridica di ricorrere a queste Corti per denunciare le violazioni dei propri diritti o l'inazione climatica dei governi, conferendo ai giudici globali il potere di annullare le leggi nazionali contrarie alla Costituzione della Terra.

Cittadinanza universale e il nuovo realismo politico

Questo impianto istituzionale produce la demolizione del concetto classico di cittadinanza, storicamente inteso come fattore escludente e discriminatorio. Nella Federazione della Terra la cittadinanza viene scissa dalla nazionalità e legata esclusivamente allo status di persona umana. Ogni individuo, per il solo fatto di nascere, diventa cittadino del mondo, titolare dello stesso identico pacchetto di garanzie sociali e civili. Da questo assunto discende l'elevazione del diritto di migrare a diritto costituzionale universale, completando l'argomentazione di Per una Costituzione della Terra in cui Ferrajoli scriveva che «i confini statali sono residui storici ingiustificabili se utilizzati per negare la sopravvivenza a chi scappa da guerre o desertificazione». L'autore demistifica così l'ipocrisia dei sistemi giuridici occidentali che hanno liberalizzato i movimenti dei capitali ma criminalizzato quelli degli esseri umani.

Nella parte conclusiva del volume, Ferrajoli risponde alle obiezioni della scuola del realismo politico, che bolla il suo progetto come un'un'utopia impraticabile. Il giurista ribalta la prospettiva e ridefinisce il concetto stesso di realismo: di fronte all'evidenza scientifica del collasso ecologico e alla proliferazione atomica, la vera utopia suicida e irrazionale è pensare che il mondo possa continuare a sopravvivere affidandosi all'anarchia dei sovranismi. Il costituzionalismo globale si rivela così come l'unica opzione autenticamente pragmatica rimasta a disposizione del genere umano.

La transizione verso questo nuovo ordine viene affidata a una duplice strategia:

  1. Il costituzionalismo dal basso: attraverso il risveglio e la convergenza dei grandi movimenti transnazionali della società civile (ecologisti, pacifisti, femministe, difensori dei diritti umani).

  2. L'alleanza degli Stati medi e piccoli: una coalizione di nazioni prive di ambizioni imperiali o arsenali nucleari che, rappresentando la maggioranza della popolazione mondiale, promuoverà le riforme dell'ONU nell'Assemblea Generale, isolando politicamente e giuridicamente le superpotenze.

Per una Federazione della Terra non è soltanto il capitolo finale di una trilogia straordinaria, ma il testamento intellettuale e civile di Luigi Ferrajoli. Con la precisione geometrica del grande giurista e la passione del filosofo militante, l'autore sottrae il destino del mondo al fatalismo dei mercati e della forza militare, ricordandoci che le istituzioni umane sono prodotti artificiali e che l'umanità possiede ancora gli strumenti giuridici e logici per riscrivere le regole della propria convivenza e salvarsi dal baratro.

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