La decadenza della stampa italiana

Soprattutto nelle sezioni dedicate alla politica estera è sempre più evidente la manipolazione generalizzata o addirittura la censura

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La decadenza della stampa italiana



di Paolo Desogus*

La stampa italiana ha raggiunto un livello di bassezza e servilismo che nemmeno in epoca berlusconiana avevamo conosciuto. Soprattutto nelle sezioni dedicate alla politica estera è sempre più evidente la manipolazione generalizzata o addirittura la censura, come nel caso dei fatti cileni o del vergognoso colpo di stato in Bolivia. Anche per le elezioni inglesi la stampa è riuscita a dare il peggio di sé, prima raccontando per mesi la favola di un ravvedimento dopo il referendum vinto dai sostenitori della Brexit, poi con una narrazione del tutto falsata intorno al programma di Corbyn, che i progressisti nostrani odiano come la peste.

La campagna manipolatoria della stampa italiana ha raggiunto limiti impensabili negli ultimissimi giorni con le cronache sugli scioperi francesi. Ha largamente contribuito a diffondere la vulgata secondo cui la riforma di Macron sarebbe un autentico esempio di progressismo, poiché taglierà i privilegi alle categorie protette. Niente di più falso. In realtà la riforma intende cancellare alcuni vantaggi che lo stato offre a quei lavoratori che svolgono mansioni usuranti. Non si tratta dunque di privilegi, ma di diritti. Come se non bastasse la stampa italiana non dice nulla sugli enormi tagli alle pensioni previsti dalla riforma macroniana, che dal sistema retributivo passa a un complicato sistema contributivo a punti. Inutile chiedersi cosa ne sarà di coloro che hanno organizzato la propria vita sulla base della prospettiva lavorativa e pensionistica inizialmente contrattata con lo stato. Immaginate chi ha aperto un muto, la cui scadenza è prevista negli anni della pensione che il lavoratore si vedrà però decurtata del 20 o del 30%. Come pagherà le rate? E però c'è chi in Italia si è bevuto la storiella dei privilegi finalmente cassati dal buon Macron contro i lavoratori arruffoni e casinisti che ora fanno vacanza con lo sciopero. Non è così, nessuno è in vacanza, nessuno sta scioperando per difendere dei privilegi.

Queste due settimane di sciopero in Francia hanno motivazioni reali, concrete. Riguardano l'esistenza e il futuro di una parte enorme del paese. La verità è che però in Italia si vuole delegittimare il conflitto. In un paese che come il nostro ha visto l'approvazione della vergognosa riforma Fornero senza un giorno di sciopero, l'idea stessa che esista la possibilità di un'opposizione sindacale deve essere tenuta il più possibile nascosta. Abbiamo infatti l'unica sinistra della terra che rifiuta il conflitto e che sposa sempre la versione dei ceti dominanti. Ora, sarà pure peggio. Il quotidiano la Repubblica, che per quanto decotto e da anni degradato ha già in passato avuto un'influenza eccessiva sulla sinistra, è stato acquistato da una delle famiglie più reazionarie e dannose del paese. Si potrebbe per questo dire che De Benedetti ha ceduto la tessera numero uno del PD a John Elkann, noto per il suo disprezzo assoluto verso il sindacato e in particolare verso la CGIL. Se qualcuno ha avuto da lamentarsi della pena politica e culturale di Repubblica, può stare tranquillo, il peggio deve ancora arrivare.

*Professore associato all'Università Sorbonne di Parigi

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