La questione del nucleare iraniano spaventa anche l’Arabia Saudita

L'accordo sul nucleare rischia di innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente

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La questione del nucleare iraniano spaventa anche l’Arabia Saudita


La questione dell’accordo sul nucleare iraniano è una faccenda più che spinosa. Che il patto però possa provocare una corsa agli armamenti con conseguente effetto domino su tutto il Medio Oriente è questione ben diversa. Perlomeno è l’idea più che convinta di John Hannah, consigliere dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney, che in un lungo articolo pubblicato dalla rivista ‘Foreign Policy’ ha spiegato le sue ragioni, focalizzandosi sugli effetti dell’accordo G5+1, firmato a Ginevra lo scorso 24 novembre. 
 

Il succo dell’analisi di Hannah è il seguente: l’Arabia Saudita non si fida delle intenzioni dell’Iran riguardo lo sviluppo del proprio programma nucleare unicamente per motivi pacifici, tanto da sentirsi pronta a dotarsi della bomba atomica, facendo leva sul gioco della deterrenza e riproponendo in un certo senso lo scacchiere di potere in auge durante il periodo della Guerra Fredda, con l’unica differenza che stavolta gli attori principali sarebbero diversi da allora.

La tesi del consigliere si fonda sostanzialmente su due idee principali: la prima è una questione di tipo temporale, data la possibilità da qui ai prossimi sei mesi di una rinegoziazione dell’accordo che lascerebbe agli iraniani la possibilità di portare avanti il proprio programma di arricchimento dell’uranio; la seconda riguarda la possibilità che le restrizioni imposte all’Iran non siano permanenti. 
 
Inoltre, sempre secondo la tesi di Hannah, il timore maggiore dei sauditi risiede nella convinzione che dietro le dichiarazioni iraniane si nasconda il vero obiettivo di Teheran, ovvero “distruggere Israele, buttare fuori l’America dal Medio Oriente e abbattere la dinastia saudita”, acquisendo in tal modo il controllo della regione. 

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