La Spagna si sfalda?
Netta affermazione dei nazionalisti baschi, pronti a sfidare l'autorità di Madrid come la Catalogna
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Nelle elezioni regionali di domenica in Galizia e nei Paesi Baschi, Mariano Rajoy era di fronte al primo fondamentale test sulla gestione della crisi da parte del governo centrale. In un momento in cui il premier sta pensando se e quando richiedere il salvataggio della troika per rifinanziare il debito pubblico interno, le due tornate elettorali hanno mostrato risultati contrastanti: una vittoria di misura nella sua terra natale, la Galizia, contrapposta ad una affermazione chiara da parte dei partiti nazionalisti nei Paesi Baschi, che porranno probabilmente il referendum sull'indipendenza come punto cardine del loro programma politico.
Il sospiro di sollievo galiziano. Già gli exit poll di ieri sera avevano preannunciato come il partito del primo ministro spagnolo avesse evitato nella sua regione natia l'umiliazione che avrebbe minato di fronte ai mercati internazionali la sua autorità e capacità di sistemare le finanze interne. Con tre seggi in più rispetto alla precedente legislatura, il partito popolare si mantiene alla guida della sua roccaforte – al governo infatti in 24 degli ultimi 31 anni – con 42 seggi dei 75 nel parlamento regionale. Nemmeno la drammatica recessione e le misure d'austerità imposte hanno leso il dominio del partito conservatore in Galizia, dove i socialisti hanno ottenuto solo 18 seggi, mentre i due partiti nazionalisti 16.
La scelta basca. Ma è dalla seconda elezione regionale di ieri, nei Paesi Baschi, che potrebbe giungere per Rajoy la sfida più dura da affrontare per il suo futuro politico. Già prima della tornata elettorale, gli analisti politici interni avevano sottolineato come le elezioni basche rappresentassero un punto di svolta. Con la nettissima affermazione dei partiti autonomisti – il Partito nazionalista basco, conservatore e più moderato ha ottenuto 27 seggi, mentre la coalizione indipendentista Bildu 21 – e la pesante sconfitta dei partiti nazionali - i socialisti hanno ottenuto 16 seggi ed il Partito Popolare solo 10 – i Paesi Baschi potrebbero divenire un forte elemento di instabilità per Madrid, costretta a gestire una crisi economica sempre più drammatica. Il Partito nazionalista basco non ha ancora svelato con chi vorrà governare. Anche se alcuni analisti politici spagnoli ritengono che possa preferire il Partito socialista al Bildu per evitare una rottura definitiva con Madrid, le prime parole del leader del partito nazionale basco, Inaki Urkullu, "una nuova era è iniziata", lascerebbero far propendere per una scelta indipendentista. Il leader della Bildu, Laura Mintegi, ha chiarito ieri sera davanti ai suoi sostenitori in festa quali siano le sue priorità: " è il momento di pensare come un popolo, una nazione ed è finito il tempo di dover eseguire gli ordini da Madrid".
La coalizione partitica Bildu è nata subito dopo la decisione del governo spagnolo di mettere fuori legge l'ala politica del gruppo separatista armato Eta circa 10 anni fa. Il partito rappresenta le ambizioni politiche di coloro che in passato hanno supportato il gruppo considerato da Madrid terrorista, anche se a differenza del suo predecessore, ha condannato in modo pubblico l'utilizzo della violenza per fini politici. Il 20 ottobre del 2011, l'ETA ha annunciato la fine della lotta armata, ma non non ha ancora formalmente disarmato o sciolto come richiede il governo spagnolo.
Qualunque sia la decisione che i lpartito nazionalista basco prenderà sulla formazione del prossimo governo regionale, l'affermazione della Bildu rappresenta di per sé una sfida all'autorità di Madrid, che si somma a quella proveniente dalle elezioni del 25 novembre in Catalogna.
La Spagna si sfalda? La Spagna è piombata nella sua seconda recessione dal 2009. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che la sua economia vivrà un brusco calo dell'1.5% il prossimo anno, con un tasso di disoccupazione attestatosi a cifre drammatiche, il 24.6% della popolazione. Sulla crisi - figlia del crollo finanziario globale del 2008 e la bolla speculativa esplosa nel settore immobiliare che ha reso necessario un rifinanziamento da 100 miliardi di euro del settore bancario - Rajoy non ha ancora preso una decisione formale su una possibile richiesta di aiuti europei e l'intervento della troika come nel caso greco. O, meglio, come anticipato da fonti anonime di Bruxelles a Reuters, la decisione è stata già presa ma è stata rimandata in attesa delle tornate elettorali regionali. Le misure d'austerità imposte dall'Ue sono sempre più impopolari e avrebbero svantaggiato il partito popolare al potere. La richiesta dovrebbe comunque arrivare nel mese di novembre.
La grande ribalta di Bildu nei Paesi Baschi e la quasi scontata affermazione nelle elezioni del 25 novembre del partito nazionalista catalano del governatore Artur Mas, che ha promesso di indire un referendum sull'autodeterminazione in caso di rielezione, potrebbero rendere meno solida l'autorità di Madrid. Il nodo centrale della questione riguarda il controllo dei bilanci regionali: alle richieste di centralizzazione da parte di Rajoy per venire incontro alle richieste di austerità di Bruxelles, le ricche regione indipendentiste di Catalogna e Paesi Baschi avanzeranno pretese di maggiore autonomia.
Le 17 regioni spagnole hanno ampia autonomia e sono responsabili dei servizi sanitari e di pubblica sicurezza. Secondo il governo centrale le spese senza controllo dei governi locali sono la causa principale del debito attuale spagnolo; al contrario per i partiti regionalisti, Madrid sta approfittando della crisi per limitare le prerogative e le autonomie locali. Il governo centrale ha offerto di finanziare le regioni in cambio di un maggior controllo delle finanze locali: in questo momento, sette regioni, inclusa la Catalogna, hanno dichiarato che utilizzeranno questa liquidità, ma difficilmente si piegheranno al diktat del governo centrale.
Su questo scontro si giocherà il futuro politico di Rajoy e della Spagna. Non è possibile fare previsioni sull'esito, soprattutto se il Partito nazionalista basco dovesse scegliere Bildu come partner di governo ed in Catalogna dovesse registrarsi un'affermazione netta di Mas. Ma, come ha sottolineato correttamente Rachman nelle colonne del Financial Times, nessun matrimonio può durare semplicemente dichiarando illegale il divorzio. Il governo spagnolo non dovrebbe nascondersi dietro la legge e negare referendum per l'indipendenza, così facendo alimenterebbe ulteriormente i sentimenti nazionalisti. Migliore e più lungimirante da questo punto di vista l'approccio del governo inglese del premier Cameron con la Scozia, che terrà il suo referendum per l'autodeterminazione nel 2014. Rendendolo lecito ha deciso che l'indipendenza possa essere decisa solo attraverso le urne. Il contrario - dire al popolo che qualcosa è proibito categoricamente - non fa altro che alimentare le aspirazioni indipendentiste.

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