La strategia Ue sulle crisi di Siria, Gaza e Nord Kivu

fondamentale Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea lunedì per appianare le differenze

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 La strategia Ue sulle crisi di Siria, Gaza e Nord Kivu

Lunedì a Bruxelles si è svolto un fondamentale Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea, che si è aperto con un incontro a livello di Ministri della Difesa a cui ha preso parte anche il Segretario Generale della Nato, Anders F. Rasmussen. Come dichiarato in una nota dell’Alto Responsabile per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton, l’UE spende 200 miliardi di euro nel settore difesa al fine di rendere sempre più efficace la sua azione, in coordinamento con l’Alleanza Atlantica.
Ai titolari della Difesa si sono poi aggiunti i Ministri degli Esteri dei paesi membri per discutere della situazione in Mali. La discussione si è concentrata sul ruolo che l’UE vorrà tenere nell’ambito di un intervento armato qualora il piano ECOWAS dovesse ottenere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’UE si è detta pronta a sostenere il Mali a livello umanitario e attraverso programmi di sviluppo per il paese. Il Consiglio è anche chiamato ad approvare un’eventuale missione di addestramento delle Forze armate maliane.
Altri temi in agenda sono la crisi di Gaza, il conflitto siriano e la situazione nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove i ribelli del M-23 minacciano di avanzare verso Goma, capoluogo del Nord-Kivu.
Su Gaza, Catherine Ashton ha detto di essere costantemente in contatto con il Primo Ministro israeliano e i rappresentanti della Lega Araba. L’Alto Rappresentante si è detta molto preoccupata per le "perdite civili" a Gaza e ha auspicato "una soluzione duratura e sostenibile" al conflitto che preveda "due Stati". "L'immediata cessazione delle violenze è nell'interesse di tutti, soprattutto in un periodo di instabilità nella regione", si legge in un comunicato diffuso dal Consiglio.
Sulla Siria, la Ashton ha riferito del suo incontro con il nuovo leader della Coalizione nazionale siriana. L’UE è chiamata a chiarire la sua posizione rispetto ad un possibile riconoscimento formale della nuova piattaforma dell’opposizione siriana,  già riconosciuta dalla Francia.
Infine, il Consiglio seguirà gli sviluppi nella RDC.

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