L'addio a Khamenei rilancia la dottrina dell'autosufficienza strategica iraniana

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L'addio a Khamenei rilancia la dottrina dell'autosufficienza strategica iraniana

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Con la sepoltura nel mausoleo dell'Imam Reza a Mashhad si è concluso il lungo e imponente addio ad Ali Khamenei, la Guida della Rivoluzione Islamica uccisa lo scorso febbraio durante l'attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Un funerale che, secondo le autorità iraniane, ha coinvolto milioni di persone e si è trasformato in una manifestazione politica e religiosa destinata a consolidare l'eredità del leader e il progetto strategico costruito in quasi quattro decenni di guida della Repubblica Islamica. L'ultima tappa delle esequie si è svolta nella città santa di Mashhad, dove una folla immensa ha accompagnato il feretro lungo le vie che conducono al santuario dell'ottavo Imam sciita. Le autorità sono state costrette a rinviare la processione di alcune ore a causa dell'enorme afflusso di fedeli, mentre bandiere rosse, simbolo del martirio e della richiesta di giustizia, hanno dominato il corteo. Il funerale era iniziato nei giorni precedenti a Teheran, proseguendo poi a Qom e successivamente nelle città irachene di Najaf e Karbala. Un percorso che ha voluto sottolineare la dimensione regionale della figura di Khamenei e il legame tra Iran, Iraq e il cosiddetto Asse della Resistenza. La partecipazione di delegazioni straniere, capi di Stato e autorità religiose, come evidenziato da Teheran, rappresenta la dimostrazione del fallimento dei tentativi occidentali di isolare diplomaticamente la Repubblica Islamica.

Ma le esequie hanno rappresentato soprattutto il punto di partenza di una nuova narrazione politica. La morte della Guida Suprema, invece di indebolire il sistema, viene descritta dalle autorità iraniane come un fattore di coesione nazionale, capace di rafforzare la determinazione del Paese nel difendere la propria indipendenza di fronte alle pressioni esterne. L'eredità di Khamenei viene infatti identificata con il principio dell'autosufficienza strategica. Quando assunse la guida dell'Iran nel 1989, il Paese usciva devastato dalla guerra con l'Iraq, sottoposto a sanzioni e isolamento internazionale. Nei successivi trentasette anni Teheran ha trasformato quelle limitazioni in una politica di sviluppo fondata sulla produzione interna, sull'autonomia tecnologica e sul rafforzamento delle capacità militari. Uno dei pilastri di questa strategia è stato il programma missilistico. Dai primi sistemi derivati da tecnologie straniere, l'Iran è arrivato a sviluppare una vasta gamma di missili balistici a combustibile solido e liquido, come Shahab, Sejjil, Khorramshahr, Kheibar Shekan e Fattah, quest'ultimo è il primo missile ipersonico prodotto dal Paese. Parallelamente è cresciuto anche il programma dei droni, con piattaforme come gli Shahed, diventate uno dei simboli dell'industria militare iraniana.

Anche il settore spaziale ha conosciuto un'accelerazione significativa. Dal lancio del satellite Omid nel 2009 fino alle più recenti missioni con vettori sviluppati internamente, Teheran ha cercato di dimostrare la propria capacità di operare autonomamente anche in un settore ad alta tecnologia, affiancando al programma civile quello militare sviluppato dai Guardiani della Rivoluzione. Lo stesso approccio ha caratterizzato il programma nucleare. Nonostante il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare del 2015 e il ripristino delle sanzioni, l'Iran ha proseguito lo sviluppo del proprio ciclo del combustibile, sostenendo che la tecnologia nucleare rappresenta un diritto sovrano destinato a scopi civili, scientifici ed energetici. Accanto ai programmi militari, la leadership di Khamenei ha promosso anche la crescita della ricerca scientifica, delle nanotecnologie, della biotecnologia e delle imprese innovative.

Come evidenzia la Repubblica Islamica, il Paese ha costruito un modello di sviluppo capace di trasformare le sanzioni in uno stimolo all'innovazione, riducendo progressivamente la dipendenza dall'estero. Per la Repubblica Islamica, dunque, il lascito politico di Khamenei non coincide soltanto con la resistenza alle pressioni di Stati Uniti e Israele, ma con la costruzione di un sistema fondato su deterrenza militare, progresso scientifico e autonomia tecnologica. Una strategia che oggi viene rilanciata proprio mentre il confronto con Washington e Tel Aviv torna ad aggravarsi dopo il fallimento del recente cessate il fuoco. La grande mobilitazione popolare registrata durante i funerali e il richiamo costante all'unità nazionale indicano che Teheran intende trasformare il martirio della sua Guida in un nuovo elemento di legittimazione politica. In un Medio Oriente nuovamente attraversato dalla guerra, l'Iran presenta la continuità del progetto avviato da Khamenei come la principale garanzia della propria sovranità e della capacità di resistere alle sfide dei prossimi anni.



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