L'America Latina condanna le minacce belliche di Trump al Venezuela

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Le clamorose dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, il quale ha affermato di non scartare l’ipotesi un’invasione armata del Venezuela, hanno scatenato una condanna pressoché unanime in America Latina. Anche da parte di governi apertamente ostili alla Rivoluzione Bolivariana. 

 

«Tutte le minacce straniere e nazionale di ricorrere alla forza pregiudicano l’obiettivo di ristabilire la democrazia in Venezuela, così come i principi sanciti nello statuto dell’ONU», questo è quanto affermato dal ministro degli Esteri del Perù, Ricardo Luna. 

 

Sulla stessa lunghezza d’onda è sintonizzato il governo colombiano che parla di «rottura costituzionale» in Venezuela, ma rifiuta l’uso della forza minacciato dal presidente statunitense.

 

Anche il Mercosur, che ha recentemente sospeso il Venezuela, attraverso un comunicato ha ribadito che l’unico strumento democratico da utilizzare è il dialogo.

 

Un esponente politico tutt’altro che amico del Venezuela è Luis Videgaray, ministro degli Esteri del Messico, che ha sottolineato come «la crisi in Venezuela non può essere risolta mediante azioni militari, interne o esterne». 

 

La Bolivia ha fatto sentire forte la sua voce in difesa del Venezuela e della Rivoluzione Bolivariana, denunciando che gli atteggiamenti assunti dagli Stati Uniti mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionale. Il presidente boliviano Evo Morales ha condannato «l’interventismo armato degli Stati Uniti contro il Venezuela, un paese che cerca la pace e il dialogo attraverso la Costituente e le elezioni regionali». 

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