Le covid s'amuse al Circo Massimo...
di Angelo Inglese
Vorrei tanto poter comprendere il senso di allestire un'opera per il rilancio post emergenza sanitaria con uno spettacolo che esprime perfettamente la decadenza totale della nostra grande bellezza. Si direbbe di aver curato un malato e atteso la sua guarigione, per poi iniettargli un potente virus in piena convalescenza. Queste operazioni - inutilmente dispendiose - allontanano il pubblico, distanziano maggiormente le nuove generazioni dal teatro; sono il prodotto di aberrazioni istituzionali di un sistema alla deriva che, imperterrito, mostra la sua prepotenza.
Se un adolescente - spettatore del futuro - andasse all'opera per la prima volta e vedesse tale scempio, ne uscirebbe smarrito e non tornerebbe mai più. È questo quello che vogliono? Ho la vaga impressione che tutto ciò rientri perfettamente in un disegno ben preciso: distruggere il patrimonio umano, pre e post-covid. È vero, c'è posto per tutti e tutto, ma ogni cosa dev'essere al suo posto, ogni cosa in un contesto appropriato; e se proprio l'impellente necessità di creare a tutti i costi “novità” assilla le vostre vite, mettete pure in scena nuove opere liriche, ovviamente sempre con i compositori protetti dal ben architettato sistema. Dopotutto, i panni sporchi si lavano sempre in famiglia...

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