"L'economia in Italia riparte con la promozione dell'export?"
di Andrea Zhok
A quanto pare per la ripartenza dell’economia italiana la strategia del nostro esecutivo punta sulla promozione dell'export.
Il primo pilastro dell'investimento sull'export sarà - stando a quanto riferisce il ministro degli esteri - la "comunicazione, perché la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale».
Da quanto capisco si avvia un periodo di vacche grasse per i pubblicitari, chiamati a produrre spottoni ad uso internazionale per spiegare che "made in Italy is good".
Sono infatti certo che durante il lockdown la gente all'estero ha smesso di comprare vino italiano (o auto tedesche) perché il brand "Italia" (o "Germania") aveva perso di "glamour".
Per fortuna ora un massiccio investimento pubblicitario ripristinerà le antiche buone opinioni.
Ecco, ci si chiede spesso se le crisi siano o meno anche occasioni, occasioni per innovare, imparare, migliorare.
Di principio lo sono, naturalmente; lo sono se a rispondere alla crisi c'è qualcuno capace di imparare.
In un contesto che ha dimostrato l'enorme fragilità della dipendenza dai mercati esteri (non solo italiana), noi che facciamo?
Puntiamo di nuovo sull'export.
E come lo facciamo? Almeno, chessoio, con un aggiornamento tecnologico della produzione? Con un incremento del valore aggiunto?
No.
Noi facciamo re-branding (cioè paghiamo produttori di fuffa per cambiare la 'percezione' degli acquirenti cinesi o americani.)
Immagino che gli spot, nel segno della solidarietà per il difficile periodo passato, verranno commissionati ad una prestigiosa agenzia di New York.

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