Lo Yemen e la teoria del caos

Una coalizione di 10 paesi guidata dall’Arabia Saudita bombarda lo Yemen con gli Usa nel ruolo dell'Onu

3569
Lo Yemen e la teoria del caos


di Mara Carro


Nella notte del 26 marzo, una coalizione di 10 paesi guidati dall’Arabia Saudita ha bombardato le posizioni dei ribelli Houthi nello Yemen che, grazie all’allineamento tattico con tribù, comandanti militari e alcune unità d'élite della Guardia Repubblicana rimaste fedeli all’ex presidente Saleh, controllano la capitale Sana’a, Taiz, Aden e la base aerea di al-Anad, che fino a due settimane fa ospitava le Forze Speciali americane, e muovono a grandi passi verso lo strategico Stretto di Bāb el-Mandeb che congiunge il Mar Rosso, il Golfo di Aden e quindi l'Oceano Indiano e dal quale passa il 40 per cento del traffico marittimo. L’intervento militare ha beneficiato del sostegno logistico e dell’intelligence degli Stati Uniti d’America, come confermato dalla stessa Casa Bianca. Gli Stati Uniti non sono coinvolti direttamente negli attacchi aerei.
 
Paradossalmente ad annunciare le operazioni, senza previa consultazione e/o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riunito il 22 marzo per discutere della situazione politica in Yemen, è stato l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, Adel al Jubeir. Può mai un paese annunciare che sta andando in guerra usando come suo portavoce l'ambasciatore di stanza in un paese straniero? Perché a parlare al popolo saudita non è stato il re, il principe ereditario o ministro degli Esteri? L’Ambasciatore ha detto che gli attacchi servono “a proteggere e difendere il governo legittimo” del presidente yemenita Abdel Rabbo Monsour Hadi, e che il governo saudita si è consultato con quello statunitense prima di iniziare a bombardare. Con gli Usa nel ruolo dell’Onu vanno reinterpretati anche i termini della dichiarazione con la quale gli Stati Arabi hanno annunciato l’attacco e così, una questione interna di un Paese (che ovviamente ha ricadute regionali)  diventa “aggressione” e per deterrenza dieci stati ne bombardano un altro.

 
Dal punto di vista degli Stati Uniti, di cui lo Yemen era partner nella lotta al terrorismo di matrice qaedista e che solo nel settembre 2014 veniva presentato come un esempio di successo della strategia americana di antiterrorismo, si tratta di una battuta d'arresto per gli sforzi di mobilitare l'azione contro i gruppi di al-Qaeda e, dopo gli attentati suicidi che hanno colpito due moschee nella capitale Sana’a anche di ISIS, che hanno trovato rifugio nello Yemen e che in più occasioni hanno dimostrato di essere capaci di colpire l’Occidente. Oltre ai recenti fatti di Parigi, si pensi infatti a Umar Farouk Abdulmutallab che ha cercato di far esplodere una bomba-al-plastico nascosta nelle sue mutande sul volo NW253 della Northwest Airlines, in rotta da Amsterdam a Detroit.
 
A sei mesi di distanza lo Yemen è ormai preda di un conflitto settario e di una guerra per procura regionale che minaccia di inghiottire il Medio Oriente. Quel che è peggio, è che la strategia Usa ne esce ancora più confusa e indecifrabile, distinguendo alleati e nemici a seconda del contesto. Mentre sostengono i raid aerei della coalizione araba per fermare l'offensiva della milizia sostenuta dall’Iran in Yemen, gli Stati Uniti stanno conducendo attacchi aerei per sostenere l'offensiva delle milizie iraniane a Tikrik. E nel frattempo conducono negoziati diretti con Teheran per un accordo sul nucleare.
 
Se mai ci fossero stati dubbi su quale fosse la strategia preferita di Obama ora sono stati fugati: è la teoria del caos.

Il rischio infine, è che un intervento esterno possa esacerbare ancora di più la situazione. Non va dimenticato, infatti che, indipendentemente dai loro legami con forze straniere, sia gli Houthi che i loro avversari sono profondamente radicati in Yemen, e motivati ​​principalmente da questioni locali che si trascinano dagli inizi degli anni 2000 e non hanno trovato risposte nemmeno nel dopo Saleh.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo di Giuseppe Masala Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante di Michelangelo Severgnini La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera   Una finestra aperta Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti