MAURA COSSUTTA- Nemer Hammad, una vita per la Palestina

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MAURA COSSUTTA- Nemer Hammad, una vita per la Palestina

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Era un’Italia completamente diversa da quella di oggi. Negli anni in cui Nemer Hammad è stato ambasciatore della Palestina in Italia, dal 1973 ,  tutto era diverso: la politica, i partiti, la società.

Tutti gli anni settanta sono stati segnati da un fortissimo conflitto sociale, dal protagonismo del movimento dei lavoratori e del movimento ambientalista, del movimento studentesco e del femminismo, da una coscienza critica diffusa. Sono stati gli anni delle lotte per i diritti civili e insieme dei diritti sociali, inscindibili dentro un progetto politico radicale della trasformazione. La legge sul divorzio e lo statuto dei lavoratori, la legge sull’aborto e la riforma della sanità pubblica, il nuovo diritto di famiglia e la riforma della scuola hanno cambiato la vita delle donne e degli uomini ma hanno cambiato anche le istituzioni, più democratiche, più laiche.

Le lotte sociali degli anni Settanta in Italia e anche in Europa si sono intrecciate profondamente con una forte spinta all'internazionalismo, alle mobilitazioni pacifiste e anti imperilaiste, perché comuni e intrecciate erano le istanze di liberazione globale.

Era ancora fortissimo il legame con la storia del nostro paese, con la cultura della Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista, con i valori costituzionali dell’uguaglianza, della solidarietà, della democrazia emancipante, del rifiuto della guerra.

La sinistra era forte, ed era egemone con questa visione della società- giusta, aperta, solidale, accogliente - e del mondo - senza barriere, muri, ma costruito sulla convivenza tra diversi, sulla sicurezza reciproca.

Il Partito Comunista Italiano, pur stando all’opposizione del governo, era determinante nell’agenda politica nazionale e internazionale. E proprio per bloccare l’avanzata della sinistra l’Italia ha conosciuto i tentativi eversivi delle stragi fasciste, il rapimento e l’assassinio dell’on. Moro, le invadenze della CIA nei governi nazionali.

Erano gli anni della guerra fredda, del mondo diviso in blocchi. Ma anche dei movimenti di liberazione, dei “non allineati”. Erano gli anni del Vietnam, di Cuba, del Cile e della Palestina.

Noi giovani comunisti e comuniste amavamo Ho Chi Min, Che Guevara, Angela Davis, Allende e Arafat. Eravamo internazionalisti, volevamo l’indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli, ci battevamo contro il colonialismo e il razzismo, contro l’imperialismo americano. La passione politica aveva come orizzonte il mondo intero e in ogni sezione del Partito Comunista “l’analisi internazionale” era sempre al primo punto del dibattito.

Gli anni Settanta sono stati un decennio cruciale per la storia della Palestina e dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

Nel “settembre nero” del 1970, il re Hussein di Giordania ordinò all'esercito di attaccare le basi e i campi profughi dell'OLP; i palestinesi furono cacciati e Arafat trasferì il quartier generale dell’OLP a Beirut, in Libano. Iniziò una grande iniziativa diplomatica, per chiedere la creazione di uno Stato indipendente in qualsiasi parte della Palestina che fosse stata liberata.

La Palestina, la causa del popolo palestinese, la solidarietà con la causa palestinese – vista come un tassello fondamentale dei movimenti di liberazione nazionale antimperialisti-  era la posizione del Partito Comunista, ma era anche trasversale. Da destra a sinistra erano i leader storici  come Andreotti, Craxi e Berlinguer i più convinti sostenitori di una Palestina libera.

Ma il camminino non fu facile.

Frange più radicali dell'OLP in conflitto con Arafat scelsero azioni di lotta armata e attentati in Europa e in Medio Oriente. E quando Nemer Hammad arrivò in Italia il clima era incandescente, il terrorismo palestinese colpiva in Europa, c’era stata da poco la strage di Monaco, Carlos “lo sciacallo” stava per sequestrare i ministri dell’Opec a Vienna.

“Allora - raccontò Hammad - i rapporti fra Olp e Farnesina non esistevano, ma finalmente nel 1974 a un convegno mi fu presentato Giancarlo Pajetta del Pci”. E da allora per Hammad si aprirono le porte della Dc, del Psi, del Psdi. E anche quelle che non erano mai state varcate come quelle del Vaticano, della Camera dei Deputati.

Quando i democristiani, a cominciare da Giulio Andreotti, i socialisti di Bettino Craxi e il Partito comunista procurarono all’Italia uno dei possibili margini di autonomia dagli Stati Uniti in politica internazionale, la scelta comune fu investire sulla fazione «al Fatah» dell’ OLP.

Nemer Hammad è stato un protagonista di questa epoca.

È negli anni Settanta e Ottanta che Nemer Hammad mise tutto il suo impegno per evitare che l’Italia divenisse un campo di battaglia fra fazioni armate. “L’attacco dei terroristi di Abu Nidal alla sinagoga di Roma e poi all’aeroporto di Fiumicino fu un colpo alle nostre spalle, collaborammo con i servizi italiani. Un anno dopo identificammo tre terroristi a Roma che preparavano un attentato, lo segnalammo ai servizi che li arrestarono”. “Volevamo evitare l’equazione palestinesi=terrorismo, eravamo le prime vittime di Abu Nidal» che in quegli anni uccise sei ambasciatori palestinesi in Europa. «Gli italiani, da Craxi a Andreotti a De Mita – capirono in quale baratro venivamo spinti e chi si doveva aiutare».

Sostenitore del dialogo di pace con Israele, nei lunghi anni trascorsi in Italia, Nemer Hammad contribuì a cambiare in positivo l'immagine dei palestinesi, prendendo una netta posizione contro il terrorismo e aprendo il dialogo con tutte le forze democratiche. Divenne il volto e la voce delle istanze dell'Olp, tessendo un sistema di relazioni politico-diplomatiche con ogni espressione della politica, del sindacalismo e dell’associazionismo italiano.

Seppe gestire momenti di crisi e tensioni, superare la difficoltà a costruire  solidarietà con i paesi europei, proni agli USA e in ginocchio di fronte a Israele, pensando di lavarsi la coscienza per i crimini del ‘900.

Quando l’Italia, per la sua posizione geografica e per la spinta del Vaticano verso l’aperura alle ragioni palestinesi, si trovò ad affrontare un crocevia di eventi terroristici ad opera di palestinesi, Nemer Hammad seppe cucire infaticabilmente, con pazienza diplomatica e intelligenza politica, una rete di relazioni che per lungo tempo fu capace di salvaguardare l’Olp e la giusta causa del suo popolo.

Nel 1982 l’eccidio di Sabra e Chatila ad opera dei cristiano-maroniti libanesi e con la complicità degli israeliani, suscitò un’impressione ed una commozione fortissima in Italia. Nemer Hammad seppe svolgere un lavoro di cucitura diplomatica che permise al contingente italiano in Libano, guidato dal generale Angioni, di uscire incolume da una missione costata invece un prezzo altissimo agli statunitensi.

E’ quindi assolutamente certo che Nemer Hammad è stato uno degli ultimi ambasciatori di assoluto livello politico e diplomatico, fonte di riflessione e di aggiornamento costante per tutti i suoi interlocutori. Nessuno degli esponenti politici, di governo o opposizione che fossero, ha mai sottovalutato le sue capacità e nessun avvenimento che abbia visto la causa palestinese nelle vesti di protagonista ha dovuto registrarne l’assenza.

La sua scomparsa ha privato tutti coloro che lo hanno conosciuto e, soprattutto, la causa palestinese, di uno dei suoi uomini migliori, lungimiranti ed affidabili, capaci e dotati di leadership naturale.

Io lo ricordo con tanta nostalgia e con profondo affetto, lo ricordo con le parole di mio padre, che a Nemer Hammad è stato sempre vicino, in una costante fraterna collaborazione: colto, riservato, di buone maniere, figlie di una educazione superiore e di una sensibilità rara, era un uomo speciale, profondamente gentile ed affabile, non aveva il cinismo dei diplomatici, era invece autenticamente appassionato alla sua causa, per la quale non ha mai cessato di battersi ovunque e con chiunque, uomo di raffinata cultura e affabilità nei modi che celava però una tempra da combattente di grande forza e convinzione. Un combattente instancabile per il diritto internazionale, per l’autodeterminazione di tutti i popoli, per la laicità delle istituzioni.

Nel corso degli anni insieme a mio padre l’ho incontrato più volte, con Rifondazione e poi con il PDCI,  nelle tante manifestazioni e cortei dove Nemer Hammad sfilava spalla a spalla con Cossutta e diceva: “la nascita di uno Stato sovrano e indipendente è il sogno di milioni di palestinesi”. E’ ancora così.

Oggi di Nemer Hammad, la Gaza ferita a morte ma non doma, avrebbe tanto bisogno.

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