Per i giovani brasiliani l'educazione viene prima del lavoro

Sono 2,5 milioni i giovani che rimangono a scuola invece di cercare un'occupazione

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Per i giovani brasiliani l'educazione viene prima del lavoro

 

di Ludovica Morselli


Ne abbiamo già parlato diverse volte. La crescita economica brasiliana è in stallo, il paese è lontano dalle prestazioni record degli anni scorsi eppure il tasso di disoccupazione è notevolmente basso, parliamo del 5,1%, ma com’è possibile?
 
E’ possibile perché il numero dei giovani in età da lavoro che non sono in cerca di un impiego è aumentato esponenzialmente dal 2002. Secondo l’analisi di Reuters infatti si è passati dal 6 al 39% e quindi sono 2,5 milioni i giovani che rimangono a scuola invece di cercare un lavoro. Un bel cambiamento non c’è che dire. Fino a non molto tempo fa i giovani brasiliani non avevano molta scelta: era necessario aiutare i genitori e portare qualche soldo a casa, lasciare la scuola prima del dovuto era la normalità.

Lo spiega una giovane studentessa di 18 anni, Mariane, all’agenzia Reuters. La madre aveva il sogno di laurearsi in una delle più prestigiose università del paese la UNB (University of Brasilia) ma non ha potuto farlo perché i suoi genitori con altre cinque bocche da sfamare, avevano bisogno di aiuto con le bollette e dopo il liceo ha dovuto mettersi subito a lavorare. Ma ora tutto è diverso perché Mariane invece è figlia unica e riceve pieno sostegno economico dai genitori mentre studia per il test di ammissione alla UNB con il sogno di diventare politologa. 


 
E di casi come questi in Brasile ce ne sono tanti infatti è facile trovare ragazzi che non intendono lavorare prima di aver finito l’università con l’aiuto della famiglia, dunque non prima dei 24 anni mentre i loro genitori alla loro età lavoravano già da 5 o anche 10 anni. Nel 1950 solamente un bambino su tre frequentava la scuola e la situazione è rimasta più o meno la stessa per molto tempo a causa dell’economia in continua difficoltà finché le riforme degli anni ’90 hanno pian piano stabilizzato la situazione economica. Dal 2001 il governo ha iniziato a pagare una mensilità alle famiglie poiché lasciassero i figli a scuola e una riforma della scuola ha permesso a milioni di studenti di frequentare università private e recentemente anche di andare all’estero con incentivi governativi. Monalisa di 18 anni che vuole diventare dentista dice: “Il desiderio di studiare in Università federali è notevole. Stiamo tutti mettendo un po’ da parte il sogno di costruirci una famiglia”.
  
L’altra faccia della medaglia è la mancanza di lavoratori specializzati. La carenza è notevole tanto che le aziende pagano i pochi specializzati che trovano stipendi molti alti per la media contribuendo alla continua crescita dell’inflazione. E la situazione peggiorerà con il tempo perché il numero dei lavoratori crescerà a ritmi molto bassi a causa della diminuzione delle nascite con una prospettiva di recessione demografica per così dire, nei prossimi anni.
 
Ma il trend di investimento nell’educazione riguarda soprattutto università private secondo un’interessante ricerca di qualche tempo fa dell’Economist. Contando 2400 università nel 2010 i tre quarti di queste erano private e secondo lo studio i laureati brasiliani guadagnano 2,5 volte in più di chi non possiede una laurea e 5 volte di più di chi non ha finito la scuola secondaria. Tuttavia è meglio precisare subito che scuola privata non corrisponde ad eccellenza. Infatti, nella maggioranza dei casi queste università non hanno nulla a che vedere con gli elevati standard di alcune università pubbliche come la Universidad di Sao Paulo, il cui prestigio è riconosciuto in tutto il continente. In realtà questi istituti privati non consegnano che diplomi di poco valore eppure possederne uno raddoppia l’ammontare del primo salario rispetto agli altri. Inoltre saranno sempre di più coloro che vorranno frequentare queste scuole private perché quelle pubbliche vanno incontro a un periodo di finanziamenti limitati non erogando i servizi adeguati per un’educazione superiore.



E’ un problema che lo stesso governo riconosce per questo ha fatto un accordo con il settore privato: sconti nelle tasse in cambio di posti riservati gratuiti o a prezzi modici per gli studenti che vengono da condizioni modeste, un programma di cui hanno beneficiato più di un milione di ragazzi dal 2005. Questo schema aiuta anche ad elevare gli standard poiché essendo pochi i posti vi sono dei criteri di selezione e inoltre abbassa i tassi di rinuncia agli studi. 

Nell’agosto 2012 la presidente Rousseff ha firmato una legge per introdurre le quote di ammissione ovvero il progetto per cui entro il 2016 le università federali dovranno riservare metà dei posti disponibili a studenti provenienti da scuole pubbliche. In questo modo riusciranno ad accedere all’educazione universitaria anche ragazzi con scarse possibilità economiche, di colore, delle minoranze razziali. Tuttavia sorge comunque il problema che molti di questi ragazzi si trovano in difficoltà nell’ambito universitario poiché hanno una scarsa preparazione e faticano a mantenere il passo. Ad ogni modo è impressionante come la società brasiliana sia così profondamente cambiata in pochi anni. Investono nell’educazione, nel futuro dei giovani e nelle loro capacità. La differenza rispetto all’Italia è a dir poco lampante. 

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