Quando la realtà smaschera la finzione: la debacle USA contro l’Iran

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Quando la realtà smaschera la finzione: la debacle USA contro l’Iran

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di Leonardo Sinigaglia

Nel 1946, Mao Zedong definì l’imperialismo statunitense una “tigre di carta”. Nel 2022, lanciando l’Operazione militare speciale, il presidente Putin si riferì agli USA come “l’impero della menzogna”. Queste due descrizioni si potrebbero sintetizzare in una terza, quella di “impero della narrazione”. 

Gli Stati Uniti basano infatti il proprio potere, prima che sulla violenza e le misure coercitive, sulla diffusione dell’idea del loro essere onnipotenti e indispensabili. Sono le catene mentali imposte dall’egemonia di Washington nelle nazioni da essa controllate a fungere da primo ostacolo in qualsiasi processo di liberazione.

D’altronde, vista la base economica dell’imperialismo economico statunitense, non potrebbe essere altrimenti. Il sistema capitalista contemporaneo non si basa sulla realtà oggettiva della produzione e dell’economia reale, ma sull’irrealtà di una finanza ormai slegata da qualsiasi processo produttivo e ridotta alla mera speculazione tramite la creazione “dal nulla” di ricchezze virtuali e inesistenti. Un grande gioco di specchi dove a definire la “realtà” percepita non è il dato materiale, ma la narrazione proposta dai vari attori. Bastano alcune frasi su X del presidente degli Stati Uniti, per quanto palesemente distanti da qualsiasi descrizione veritiera della realtà, per provocare importanti movimenti capitale. Ci si comporta “come se” la narrazione fosse vera, perché all’interno del sistema capitalista fondato sull’egemonia di Washington, è la narrazione a definire la realtà.

Ciò ha garantito immense possibilità d’arricchimento per la grande borghesia finanziaria, per parassiti speculatori come Musk e Thiel, ma non ha conferito certo più forza materiale all’impero americano. 

Essendo ormai travolto da una decadenza irreversibile, il sistema egemonico statunitense vede il manifestarsi di uno scarto crescente tra la narrazione e la realtà. Gli USA si ostinano a presentarsi ancora oggi come “l’unica superpotenza”, il paese che, in virtù della propria eccezionalità, avrebbe la forza e il diritto di imporre quell’ordine basato sulle regole che consente il mantenimento della gerarchia internazionale. Nella loro narrazione, gli Stati Uniti primeggerebbero ancora in tutti campi, e i loro cittadini conoscerebbero un livello di prosperità semplicemente impensabile per il resto del mondo. 

Basta passare in rassegna le dichiarazioni dei massimi dirigenti del regime di Washington e della casta mediatico-intellettuale al loro servizio per rendersi conto di come tale narrazione sia ancora oggi diffusa. Basta però guardare anche solo brevemente alla realtà del mondo contemporaneo per rendersi conto di quanto tale narrazione sia surreale e truffaldina. 
Se a molti è ormai noto lo stato di totale degrado delle città americane, se diversi sono ormai coscienti dell’incapacità del sistema economico statunitense di competere con le economie socialiste, a tutti è ormai chiaro come quello che si vorrebbe ancora presentare come l’egemone incontrastato del mondo non è in realtà tanto forte quanto ci ha sempre raccontato.

A distruggere la narrazione imperialista è stata la dura realtà della risposta iraniana all’aggressione statunitense e sionista.

Nonostante l’impiego di un quantitativo spropositato di armamenti, alla mobilitazione di almeno tre portaerei con altrettanti gruppi di battaglia, di centinaia di velivoli e di decine di migliaia di militari, il regime di Washington non solo non è riuscito a piegare l’Iran, imponendogli la capitolazione e un cambio di regime, ma si è trovato nell’umiliante condizione di dover sottoscrivere un protocollo d’intesa con Teheran contenente unicamente concessioni unilaterali, e di dover costringere il proprio arrogante alleato israeliano a sospendere le operazioni militari in Libano per evitare la rappresagli iraniana.

Gli Stati Uniti escono da questi 108 giorni di conflitto avendo dilapidato le proprie già ridotte scorte di armamenti, ma soprattutto avendo perso la faccia davanti al resto del mondo. Una vera e propria debacle quella di Donald Trump, che si aggiunge ai già vergognosi traguardi dell’amministrazione Biden.

Le azioni dell’Iran hanno portato all’indebolimento del regime di Washington, ma non solo dal punto di vista militare. La dimostrazione aperta dell’incapacità degli Stati Uniti di difendere i propri paesi satellite e di tenere fede alle proprie minacce, non da ultima quella di “cancellare la civiltà” iraniana, non può che ispirare gli animi di chiunque nel mondo lotti per la propria liberazione dalle catene egemoniche a intensificare i propri sforzi, con la certezza che veramente gli Stati Uniti non siano che una “tigre di carta”. Il coraggio, il sacrificio e la determinazione di iraniani, libanesi, yemeniti e iracheni sono destinati a moltiplicare i focolai di resistenza all’imperialismo in tutto il mondo.

La confutazione della narrazione statunitense è resa più facile dalla crescente irrazionalità.

Leonardo Sinigaglia

Leonardo Sinigaglia

Nato a Genova il 24 maggio 1999, si è laureato in Storia all'università della stessa città nel 2022. Militante politico, ha partecipato e collaborato a numerose iniziative sia a livello cittadino che nazionale.

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