Quando la realtà supera l’immaginazione. Si ritorna in classe senza se e senza ma

2376
Quando la realtà supera l’immaginazione. Si ritorna in classe senza se e senza ma

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

di Silvia D'Autilia

Nell’escalation di misure che al ritmo di un decreto a settimana sta caratterizzando l’esecutivo di Mario Draghi, si apre il 2022 con una nuova ulteriore stretta per frenare il tasso di positività, ormai arrivato al 22%. Già dalle indiscrezioni dei giorni precedenti i riflettori erano tutti puntati sulla scuola e sul ritorno in presenza dato per “assolutamente certo” del governo, nonostante le perplessità dei territori.

Il decreto in effetti non ha mancato le promesse: il 10 gennaio tutti in classe con regole anticontagio diversificate a seconda dell’ordine e del grado. Nella fattispecie, se per la materna e la primaria si tratta di valutare il numero di positivi prima di stabilire lo stop alle attività; per la secondaria la realtà supera l’immaginazione, sia in termini logistici che educativi, didattici e pedagogici: con più di un positivo, infatti, gli studenti saranno letteralmente divisi tra chi ha portato a termine il ciclo vaccinale e chi no; i primi potranno continuare a stare in presenza, i secondi dovranno iniziare a fare lezione dietro lo schermo.

Se non bastasse il disagio logistico di preparare lezioni calibrate contemporaneamente per un pubblico on line e uno fisicamente presente, il tasto più dolente ha a che fare con il drammatico effetto discriminatorio che si verrebbe a creare, in contraddizione con tutti i capisaldi di partecipazione e inclusione di cui la scuola ama tanto fregiarsi. E chi deve materialmente avviare l’iter? Naturalmente i singoli docenti direttamente lanciati sul campo di battaglia ad applicare misure nelle quali si fatica sempre più a riconoscersi. 

Ma la strategia non è nuova. Di decreto in decreto cambiano solo i contenuti. Resta costante invece la deresponsabilizzazione centrale, lasciando che siano i singoli contesti sociali e territoriali a sbrogliare la matassa nel delirante allestimento di tanti piccoli palcoscenici di controllati e controllori. Era già successo con l’introduzione del Green Pass sul posto di lavoro lo scorso 15 ottobre. Il Governo stabilisce la norma e poi abdica di fatto alla sua attuazione delegando questo compito al datore di lavoro stesso, che diventa pro tempore anche ispettore di QRcode, della loro validità o non-validità con annesse conseguenze.

Così anche in questo caso. Il contraccolpo che attende i ragazzi ancora sprovvisti di siero è – in barba ad ogni ormai più minima ombra di privacy – l’isolamento scolastico domestico. Una misura – come in tutte quelle varate col martellante fine di santificare il vaccino – in cui è impossibile non leggere una valenza squisitamente “punitiva”, e ovviamente non tanto nei confronti dei ragazzi, quanto soprattutto dei genitori, che per i loro dubbi ed esitazioni ricevono le dovute e corrisposte mortificazioni.

In contestazione di queste misure, è stata immediatamente avviata una raccolta firme di più di 2000 dirigenti scolastici preoccupati per la scarsa praticabilità delle norme e richiedenti una temporanea sospensione delle lezioni in presenza per almeno due settimane. Le motivazioni hanno sia a che fare con l’alto numero di contagi che in queste settimane sta registrando il Paese, sia con la concreta indisponibilità di risorse umane tra personale Ata e docenti che, o per effetto delle sospensioni derivanti dall’obbligo vaccinale, o per effetto delle quarantene, non possono garantire un continuativo servizio.

La risposta del Governo non ha tardato ad arrivare: “nessuna deroga e nessuno slittamento della riapertura, si ritorna tutti in classe”. E d’altronde non avrebbe potuto andare diversamente: accogliere le richieste di chi concretamente dovrà scontrarsi con la realtà avrebbe significato incassare ed ammettere tutto il fallimento di una gestione del virus che invece è molto meglio nascondere come la polvere sotto il tappeto e dire alle telecamere che è tutto perfettamente sotto controllo.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante di Fabrizio Verde Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Dorsi e ridorsi della storia di Michelangelo Severgnini Dorsi e ridorsi della storia

Dorsi e ridorsi della storia

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre   Una finestra aperta Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Il "dissenso" e le prossime elezioni di Francesco Santoianni Il "dissenso" e le prossime elezioni

Il "dissenso" e le prossime elezioni

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono di Raffaella Milandri 250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

CIABATTE E GINOCCHIERE di Alessandro Mariani CIABATTE E GINOCCHIERE

CIABATTE E GINOCCHIERE

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento di Giuseppe Giannini L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia di Antonio Di Siena La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti