Russia. Le prime mosse di Putin verso l'Unione doganale
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Ieri, giornata fondamentale per gli equilibri geopolitici dell’Eurasia. A Minsk (Bielorussia) si è tenuta la riunione dei tre paesi aderenti all’Unione doganale, ossia Russia, Kazakhstan e appunto il paese ospitante.
Un passo indietro: l’Unione doganale è stata promossa personalmente da Vladimir Putin nei primi anni 2000. Dagli anni dieci in poi, il presidentissimo russo ha accelerato il processo d’inglobamento dei mercati ex sovietici, ricchi di risorse energetiche e dirette concorrenti di Mosca. Dunque, a conti fatti, l’Unione doganale punta grossomodo a un’Unione “sovietica” di tipo economico. In questo modo la Russia potrebbe beneficiare della crescita e dello sviluppo economico delle vecchie repubbliche rosse e influenzare (di nuovo) le loro politiche interne.
Non è tutto: il progetto putiniano si oppone chiaramente all’Unione europea, partner strategico ma di matrice atlantica. E proprio negli ultimi mesi dell’anno ci sono state le prime mosse per arrestare l’integrazione a est dell’Ue. Infatti, secondo il quotidiano russo The St. Petersburg Times, la Turchia – paese in continua crescita, sempre più lontano da Bruxelles – ha già chiesto ufficialmente di prendere parte all’Ud. Mentre l’Ucraina – divisa tra passato e futuro – tentenna ancora, consapevole che l’inimicizia russa gli costerebbe molto in termini economici ed energetici. Putin ha garantito il ripristino della regolare fornitura di gas in caso d’adesione, a testimonianza del fatto che la Russia ha soppiantato la politica del bastone con quella della carota.

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