Trump alla Casa Bianca: l'intervista di TO a Naom Chomsky
La vittoria di Donald Trump è uno shock per molti, ma non per il noto studioso e attivista statunitense Noam Chomsky, il quale, in un'intervista del 2010 aveva previsto questa evenutalità.
Parlando nel 2010, Noam Chomsky aveva descritto la situazione negli Stati Uniti come simile a quella della Germania di Weimar. "Il fatto più sorprendente a Weimar non fu che i nazisti riuscirono a distruggere i socialdemocratici e i comunisti, ma che i partiti tradizionali, i partiti conservatori e liberali, erano odiati e scomparsero di fatto da soli". E poi: "Se qualcuno, che è carismatico e appare sincero, si presenta in questo paese avrà gioco facile con la frustrazione, la disillusione, la rabbia giustificata e l'assenza di qualsiasi risposta coerente. Quali sono le persone che riusciranno a fermare qualcuno che dirà 'ho io la risposta, abbiamo un nemico'? Ci sono stati gli ebrei in passato. Qui saranno i clandestini e i neri.", lo dichiarava Chomsky nel 2010.
Ora, sei anni dopo, il grande intellettuale nord-americano ha rilasciato un'intervista a C.J. POLYCHRONIOU a Truthout sulla vittoria di Trump e l'attuale panorama politico degli Stati Uniti. Descrivendo il partito democratico come l'equivalente dei "repubblicani moderati" del passato, Chomsky descrive il partito repubblicano come “dedito a portare la razza umana alla distruzione il prima possibile”.
"La rabbia e l'ostilità sono il prodotto delle politiche neoliberiste del passato", ha proseguito Chomsky. "Questi gruppi condividono la rabbia in tutto l'Occidente contro l'establishment e questi elettori credono che Trump porterà il cambiamento, anche se le sue promesse economiche e le altre proposte dimostrano il contrario", ha proseguito.
Dopo aver criticato le dichiarazioni di Trump su ambiente, riscaldamento climatico, fossile e accordi raggiunti in ambito Onu, Chomsky prosegue sul lato dei diritti civili interni: "La Corte Suprema sarà nelle mani dei reazionari per molti anni, con conseguenze prevedibili", ha proseguito.
Sulla politica estera traduciamo per intero i due passaggi dell'intellettuale nord-americano:
“Una prospettiva di speranza è che ci potrebbe essere una riduzione delle tensioni crescenti al confine russo: notate che “il confine russo” non è il confine messicano. E' possibile che l'Europa cercherà di distanziarsi dall'America di Trump, come indicherebbero alcune dichiarazioni della Cancelliera Merkel e altri leader europei – e dalla voce britannica del potere americano, dopo la Brexit. Questo potrebbe possibilmente condurre gli europei ad allentare le tensioni e forse spingersi verso la visione di Mikhail Gorbachev di un sistema eurasiatico integrato senza alleanze militari, rigettato dagli Usa in favore dell'espansione della Nato, una visione rivista recentemente da Putin, se seriamente o no non lo sappiamo, dato che il gesto non ha avuto seguito.
In generale sull'isolazionismo e un minor militarismo di Trump, Chomsky risponde: “Non penso sia possibile rispondere con certezza. Trump è troppo imprevedibile. Ci sono troppe questioni aperte. Quello che possiamo dire è che la mobilitazione popolare e l'attivismo, propriamente organizzato e condotto, può fare grande differenza. E dobbiamo considerare che in gioco la posta è molto importante”.
QUI IL TESTO DELL'INTERVISTA COMPLETA

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