Un “fronte unito” contro l’embargo?

L'occidente isola la Russia? Mosca guarda a Pechino non solo per l'energia

1972
Un “fronte unito” contro l’embargo?


di Diego Angelo Bertozzi
 
Mentre si dispiegava la minaccia delle sanzioni contro la Russia in risposta al referendum in Crimea, Igor Sechin, a capo di Rosneft, volava in Giappone per spiegare con chiarezza che alla volontà di Europa e Stati Uniti di isolare Mosca, quest’ultima avrebbe risposto volgendosi a Oriente per siglare accordi energetici e collaborazioni militari, e stringere alleanze politiche. 
 
Se le relazioni con l’Occidente peggiorano - sottolineava in contemporanea il sinologo russo Vasily Kashin - la Russia a maggior ragione si rivolgerà alla Cina, perché se questa ti sostiene “nessuno può dire che sei isolato”.
 
E questa possibile direzione strategica è stata tracciata nei giorni scorsi anche dall’ambasciata russa a Pechino con una dichiarazione pubblicata sul suo sito ufficiale: quello che sta avvenendo è una riproposizione di quanto  avvenuto ai danni della Cina popolare in seguito alla crisi del 1989 (repressione delle manifestazioni di piazza TienAnMen). Anche allora “gli Stati Uniti e alcuni Paesi europei hanno boicottato la Cina in settori quali l’esportazione di armi e lo scambio di tecnologie militari con il pretesto della violazione dei diritti umani”. L’ambasciata russa propone, quindi, una espansione della collaborazione militare tra i due Paesi in modo da “tenere sotto controllo” i possibili danni prodotti dall’embargo. Le vittime della pratica unilaterale dell’embargo sono quindi “destinate” ad un unirsi in un fronte comune per non perdere terreno nella corsa tecnologica.
 
Per approfondire:
Per la posizione cinese sulla pratica dell’embargo, rinvio all’articolo “La contrarietà cinese alla pratica unilaterale dell’embargo”

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