Venezuela al bivio storico

La sfida tra Chavez e Capriles di domenica segnerà l'equilibrio in Sudamerica, con ripercussioni anche oltreoceano

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Venezuela al bivio storico

La sfida di domenica tra Hugo Chavez e l'ex Governatore dello stato di Miranda Henrique Capriles non condizionerà solo il futuro politico del Venezuela, ma avrà ripercussioni per l'equilibrio geopolitico di tutto il Sudamerica.
 
Il dominio di Chavez a rischio? Il bagno di folla con cui Caracas ha salutato domenica la fine della campagna elettorale di Capriles testimonia come le elezioni del 7 ottobre rappresenteranno il banco di prova più difficile per Chavez, al potere dal 1999. 
Discendente di una famiglia giudaica russo-polacca sopravvissuta all'olocausto, più giovane deputato mai eletto nella Camera dei deputati venezuelana, sindaco di Baruta e governatore dello stato di Miranda tra il 2000 ed il 2008, Henrique Capriles Radonski dichiara di ispirarsi all'ex presidente brasiliano Lula da Silva come suo modello politico. Paragonandosi a David nella lotta contro Golia, il leader di "Centro Humanista", Primero Justicia, ha impostato la sua campagna elettorale su pochi messaggi chiari ed efficaci: Chavez rappresenta il passato, lo stagnamento economico che stimola la violenza nel paese e finanzia sogni utopici all'estero; lui il cambiamento e la convinzione che il Venezuela non possa permettersi di supportare un modello politico all'estero, ma debba utilizzare le poche risorse di cui dispone per affrontare i problemi nazionali, disoccupazione e carenza di elettricità in primis. Temi che hanno avuto un grande seguito popolare e scosso le fondamenta di un potere che sembrava inattaccabile.
Nonostante due interventi chirurgici per un cancro alla zona pelvica, Chavez si è dichiarato pronto ad un nuovo mandato. Il tema della malattia indebolisce, tuttavia, il sostegno a favore del leader della Rivoluzione Bolivariana, generando dubbi sulla sua futura capacità di governare. L'ultimo sondaggio, realizzato da Datanalisis un paio di settimane fa, vede Chavez al 49,4%, in vantaggio di 10 punti su Capriles, ma lo sfidante ha dimezzato il suo distacco negli ultimi quattro mesi ed il bagno di folla di domenica dimostra come il margine si possa essere ridotto ulteriormente e reso incerto l'esito finale della tornata elettorale.
 
Tensioni crescenti nel paese. Il Venezuela si trova al bivio decisivo della sua storia recente e le preoccupazioni che le violenze possano aumentare sono crescenti. Il Carter Center, l'organizzazione per i diritti umani fondata dall'ex presidente americano presente nel paese, ha invitato entrambi i candidati ad abbassare i toni della contesa per evitare degenerazioni violente. Ma la situazione nel paese ha già assunto connotati allarmanti. Domenica scorsa, due politici dell'opposizione, Antonio Valero e Omar Fernandez, sono stati uccisi con veri e propri raid durante comizi a sostegno di Capriles. Chavez, inoltre, non ha avuto remore ad utilizzare la strategia del terrore come strumento per la sua rielezione ed ha dichiarato che nel caso in cui non dovesse vincere, il paese cadrebbe in una guerra civile. Sulla regolarità delle elezioni pesa anche il nuovo sistema di voto elettronico, voluto dall'entourage di Chavez: prima di dare la preferenza per uno dei due candidati, gli elettori dovranno lasciare le loro impronte digitali in un apposito database. Sistema criticato dall'opposizione, che denuncia possibili pressioni indebite sugli elettori e sistema che potrebbe generare manifestazioni violente all'annuncio dei risultati. 
 
Ripercussioni regionali. Il risultato delle elezioni presidenziali in Venezuela avranno un impatto importante in America Latina per il ruolo da protagonista giocato da Chavez e per le alleanze costruite intorno al modello politico socialista da esportare nei paesi limitrofi.
Il Venezuela è il leader di organizzazioni regionali come l'Unione delle Nazioni Sudamericane, la Comunità di Stati Latinoamericani e del Caribe, l'Alleanza Bolivariana per le Americhe; finanzia programmi di sviluppo di vario tipo nel continente, ed il suo interscambio commerciale è prevalentemente concentrato con i paesi limitrofi, un terzo delle sue importazioni provengono infatti da Brasile e Colombia. Secondo diversi analisti se Chavez dovesse essere rieletto per la terza volta, avrà meno margine di manovra rispetto al passato, grazie all'ascesa economica e politica di Colombia, Messico, Cile o Perù. Nel caso vincesse Capriles, la situazione potrebbe avere ripercussioni importanti a livello di equilibri geopolitici: definendosi di centro sinistra, infatti, l'ex Governatore di Miranda porterebbe nella mappa latinoamericana una maggiore omogeneità ideologica, isolando la Bolivia di Morales e Cuba. 
Dopo aver abbandonato nel 2011 la Comunità Andina delle Nazioni - CAN - il Venezuela si è unito il giugno passato al Mercosur, anche se con la riserva del Paraguay, che manteneva bloccato l'ingresso. Chavez ha già dichiarato che nel caso vincesse potenzierà la presenza in questo blocco economico; parallelamente a settembre ha iniziato la rottura con un altro meccanismo di integrazione regionale, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani. Capriles ha criticato questa ultima misura e ha annunciato che nel caso uscisse vincitore il 7 ottobre, non abbandonerà l'ALBA - Alleanza bolivariana per l'America Latina e il Caribe, ritornerà nella CAN e rimarrà, nonostante la sua reticenza iniziale, nel Mercosur.

L'alleanza con Teheran e le ripercussioni globali. L'ultima visita di Chavez all'estero è stato un tour in Iran, Siria e Russia. Ma è Teheran il punto di riferimento del presidente venezuelano. Con l'arrivo al potere di Mahmoud Ahmadinejad nel 2005, i due paesi hanno stretto una vera e propria alleanza militare - rinsaldata dalla promessa di sostegno in caso di invasione e dall'annuncio di Caracas di aver costruito il suo primo drone grazie all'aiuto dell'Iran – ed economica, simboleggiata dalla nascita di una compagnia petrolifera comune, Beniroug. L'ultima visita di  Ahmadinejad a Caracas nel giugno del 2012, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile di Rio (Rio+20) ha dimostrato come Chavez, supportando pubblicamente il  programma nucleare di Teheran e rifiutando di sottoscrivere le sanzioni internazionali promosse  da parte delle Nazioni Unite, abbia legato la sua politica estera oltreoceano ai destini della Repubblica Islamica. E questo l'ha anche portato a sostenere, finanziare ed armare gli alleati tradizionali di Teheran: gli Hezbollah in Libano e, soprattutto, il regime siriano di al-Assad, impegnato a reprimere la rivolta dell'opposizione sunnita. Il sostegno a Damasco ha incrinato ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti e se dovesse essere confermato Chavez al potere, il legame con Teheran porterebbe il paese a pressioni ulteriori, con il regime dei Pasdran ad un passo dall'ottenere l'armamento atomico.
Al contrario, una presidenza Capriles imposterebbe una politica estera più vicina al suo modello politico di riferimento, Lula: in sintonia, quindi, con la Comunità internazionale su temi come terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa – con un'inevitabile miglioramento dei rapporti con Stati Uniti ed Unione Europea, che già oggi acquista quotidianamente milioni di barili di petrolio - senza perdere tuttavia la volontà di svolgere un ruolo guida per il continente.

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