Via quota 100, arriva il "contratto di espansione": un trionfo per l'austerità

57639
Via quota 100, arriva il "contratto di espansione": un trionfo per l'austerità

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

L’accorrere di quasi tutti i partiti politici tra le braccia di Mario Draghi ha sugellato in modo evidente un salto di qualità nel processo di ‘normalizzazione’ della politica italiana. Dopo tre anni di innocui scossoni che hanno scalfito in modo del tutto marginale il corso della storia socio-politica del Paese, il nuovo Governo rappresenta l’acquietarsi di ogni inquietudine parlamentare e la piena adesione alla più ortodossa applicazione delle politiche volute dall’oligarchia economica, che trova nel progetto di integrazione europea il suo scudo e la sua linfa vitale. Prove significative di questo passaggio si possono trovare in gran quantità nei comportamenti e nelle dichiarazioni più recenti di quei due partiti che avevano preteso nel marzo 2018 di rappresentare una inesistente alternativa rispetto al passato: il M5S e la Lega.

Quest’ultima, non paga di aver dato appoggio al Governo più europeista della storia recente dopo aver indossato per un po’ di anni sgargianti felpe ‘no Euro’, ha deciso che era tempo di mettere in cantina anche ogni residua apparenza di partito del popolo e paladino della difesa delle briciole sociali. E così giunge inesorabile persino il tempo della caduta della tanto rivendicata quota 100. “Non pretendiamo la proroga di quota 100”, ha commentato Riccardo Molinari, portavoce del partito, al momento della dichiarazione del voto di fiducia al governo “anche se ci piacerebbe. Ma è evidente che non possiamo pensare di tornare alla Fornero. Serve un sistema che garantisca la fuoriuscita dal lavoro anticipata e che permetta ai giovani di entrare”.

 

Per approfondire:

Piano contro Mercato. Per un salario sociale di classe




 

Chiacchere molto vaghe, insomma, che il suo collega di partito Claudio Durigon, tra gli ideatori di quota 100 nel 2018, si prodiga di definire con maggior chiarezza: “Il Covid ha cambiato tutto e quando verrà meno il blocco dei licenziamenti c’è il rischio che tanti lavoratori perdano il posto. Ma quota 100 servirebbe a poco. Meglio puntare sul contratto di espansione che introducemmo sempre noi nel 2019”.

Ma che cos’è il contratto di espansione? Si tratta di un istituto giuslavoristico che concede alle aziende in crisi con più di 250 dipendenti una serie di rilevanti agevolazioni: in primo luogo, la possibilità di rescindere contratti di lavoro attraverso prepensionamenti (il cosiddetto “scivolo pensionistico”), per quei lavoratori che abbiano un’età distante massimo 5 anni dall’età di maturazione della pensione di vecchiaia o della pensione anticipata. A questi lavoratori l’impresa verserebbe il valore dell’assegno pensionistico scontato del valore della NASPI (indennità mensile di disoccupazione). Se, ad esempio, la pensione teorica futura di un lavoratore fosse pari a 1200 euro al mese e l’indennità di disoccupazione a 800 euro, il datore di lavoro sborserebbe soltanto 400 euro mentre l’INPS metterebbe gli 800 rimanenti. Questa generosa agevolazione durerebbe almeno per due anni e potrebbe andare oltre i due anni nel caso in cui l’impresa si impegni ad assumere un nuovo lavoratore giovane in cambio di tre esuberati: fondamentalmente una maniera di concedere libertà di licenziamento, mascherata da un embrione di ricambio occupazionale.

In secondo luogo, il contratto permette di praticare riduzioni anche drastiche dell’orario di lavoro per lavoratori meno anziani, che non entrerebbero nella finestra dello “scivolo pensionistico”, coprendo le ore non lavorate con una proroga della cassa integrazione straordinaria. 

Insomma, si tratta di una figura giuridica particolarmente favorevole alle imprese che consentirà, nel momento in cui il blocco dei licenziamenti verrà meno, di disfarsi in modo meno traumatico e più agevole della forza lavoro considerata eccedente, senza dover ricorrere a diretti ed espliciti licenziamenti di massa. Inoltre, la cassa integrazione straordinaria continuerebbe a funzionare nei casi citati di riduzione dell’orario di lavoro, a dispetto della sua generale sospensione che avverrà inevitabilmente al momento della fine del blocco dei licenziamenti. Insomma, un escamotage di corto respiro, molto gradito alle imprese, per passare in maniera meno drammatica la brutta nottata in cui i nodi occupazionali della crisi attuale verranno al pettine. Un semplice palliativo che tamponerebbe, con esiti distributivi favorevoli alla classe imprenditoriale, il disastro annunciato dell’esplosione dei tassi di disoccupazione. Una delle tante mere compensazioni emergenziali di quell’unica vera misura economica di contenimento che potrebbe davvero prevenire e insieme curare il disastro: massicci programmi di investimenti pubblici, ad oggi inesistenti al di là delle roboanti dichiarazioni sui fiumi di soldi europei del Next generation in arrivo.

Chiariti i contenuti del contratto di espansione, torniamo alle improbabili dichiarazioni di Durigon. Il padre fondatore di quota 100, in evidente difficoltà di fronte all’evidenza del totale cedimento del suo partito all’austerità pensionistica, ci vorrebbe raccontare che questa misura è la valida e più efficace alternativa al triste tramonto di quota 100. È evidente, tuttavia, che tra i due istituti non vi è alcuna continuità e alcun legame logico. 

Quota 100, pur con tutti i suoi enormi limiti (e nei risibili limiti della sua temporaneità programmatica), era una misura universale, pensata per tutti quei lavoratori disposti, nella logica angusta del sistema contributivo, a rinunciare ad una parte della propria pensione per potere godere di più anni di riposo. Quota 100, insomma, rappresentava un’estensione, ancorché timida, di briciole di diritti previdenziali per tutti.

Il contratto di espansione è invece, al pari della cassa integrazione, una misura rivolta ad una platea ristretta e a priori selezionata di lavoratori, non rappresenta di certo una scelta personale, ed è l’esito di un meccanismo ricattatorio che vede il prepensionamento forzato come un’alternativa al mero licenziamento.

Nessun diritto previdenziale rafforzato, dunque, nessun effetto strutturale, nessuna maggior garanzia di flessibilità di scelta in uscita dal mercato del lavoro. Soltanto un ammortizzatore sociale d’urgenza – particolarmente favorevole alle imprese – che in tempi di crisi, in assenza di misure davvero risolutive, attenua minimamente il disastroso impatto sociale della perdita massiccia di posti di lavoro.

Sovrapponendo le due misure e spacciando la seconda per una logica e valida alternativa della prima, la Lega, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, si mostra, fuori dalle chiacchere di circostanza e in buona compagnia con la corte di partiti che si è stretta attorno all’ex presidente della BCE, come partito perfettamente integrato nel sistema di potere economico che fa di liberismo sfrenato e austerità il suo motto e la sua prassi quotidiana.

Coniare Rivolta

Coniare Rivolta

Collettivo di economisti 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo   Una finestra aperta CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN di Alessandro Bartoloni USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali di Paolo Desogus L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L'interregno globale e le faglie dei BRICS di Geraldina Colotti L'interregno globale e le faglie dei BRICS

L'interregno globale e le faglie dei BRICS

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina di Giorgio Cremaschi Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti