Video. Commando israeliano in azione, ciak si gira!
Israele non rispetta il Diritto Internazionale Umanitario. Stavolta insorgono Amnesty International e Medici senza Frontiere
Di Paola Di Lullo
Sono arrivati due grandi furgoni, nella notte tra mercoledì 11 e giovedì 12 novembre, intorno alle 3,00. Era un commando di 21 persone armate, membri dell'esercito e della polizia israeliana, quello che ha fatto irruzione nell'unità di chirurgia dell'Ahli Hospital di Al Khalil. Fingendo di dover trasportare una donna incinta, travestiti da palestinesi, con barbe finte e kuffiyeh, hanno dato inizio al raid. Uno di loro era travestito da donna e seduto su una sedia a rotelle, con una coperta in grembo, come mostrano le riprese video delle telecamere di sicurezza. All'improvviso, l'uomo seduto toglie la coperta, si alza in piedi e, con tutti gli altri, estrae la pistola.
Il bersaglio, Azzam Ezzat al-Shalaldeh, 20 anni, ricoverato in gravi condizioni dal mese scorso per cinque ferite d'arma da fuoco, da interrogare o arrestare. Accusato di "aver accoltellato un israeliano al petto a Gush Etzion" il 25 ottobre, ferendolo gravemente. Sarebbe stato a sua volta colpito mentre abbandonava il luogo. Fonti palestinesi riportano invece che Azzam è stato sparato da un colono israeliano mentre lavorava nei campi.
Nella camera 207 si consuma l'ennesimo crimine israeliano, contro cui sono insorti Amnesty International e Medici senza Frontiere.
Una volta entrati, i militari hanno ammanettato al letto il fratello di Azzam, Bilal, mentre il cugino Abdulla si trovava in bagno. Quando è uscito, gli hanno sparato un proiettile dietro l'orecchio, un altro al petto e due alle mani. Cinque colpi ed Abdulla al-Shalaldeh, 28 anni, è morto all'istante.
Azzam Ezzat al-Shalaldeh, invece, è stato rapito, nonostante abbia subito tre interventi chirurgici e le sue condizioni fisiche non siano ancora buone.
Secondo il portavoce dell'esercito israeliano un "sospetto ha attaccato le forze" che hanno risposto sparando ed uccidendo l'uomo.
Da non sottovalutare la dichiarazione dello stesso portavoce secondo cui la famiglia Shalaldah fa parte di Hamas.
Amnesty International ha dichiarato che l'uccisione del ventottenne palestinese da parte delle forze israeliane sotto copertura durante un raid all'ospedale di al-Ahli può equivalere ad una "esecuzione extragiudiziale."
Abdullah Shalaldah, è stato sparato almeno tre volte alla testa ed alla parte superiore del corpo, il che "suggerisce che si è trattato di un' esecuzione extragiudiziale, che si somma ad un modello inquietante di recenti incidenti simili da parte delle forze israeliane in Cisgiordania, il che giustifica un'indagine urgente", ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma del Medio Oriente e del Nord Africa di Amnesty International.
"Le forze israeliane devono cessare immediatamente l'uso intenzionale della forza letale contro persone che non costituiscono una minaccia imminente per la loro vita."
Israele ha affermato che Abdullah ha attaccato le forze israeliane, ma i testimoni hanno dichiarato che era disarmato e ad alcuni metri di distanza dai soldati. Non vi è stato alcun tentativo di arrestarlo o di utilizzare alternative non letali prima che fosse ucciso, ha affermato Amnesty.
"L'uccisione di Abdullah Shalaldah è l'ultimo di un modello di uccisioni da parte delle forze israeliane che Amnesty International considera illegali", prosegue Amnesty.
"I regolamenti dei militari israeliani consentono ai soldati nella Cisgiordania occupata di aprire il fuoco solo quando le loro vite sono in pericolo imminente. Non sembra che sia il caso di Abdullah Shalaldah, che era disarmato."
Medici Senza Frontiere, dal canto suo, pretende di poter vedere Azzam Ezzat al-Shalaldeh ,il paziente rapito dalle forze israeliane dall' Ahli Hospital di Al Khalil, in violazione dello status speciale dei malati e dei feriti in base al Diritto Internazionale Umanitario (DIU).
"Non è accettabile che persone armate entrino in un ospedale e facciano prigioniero un paziente. Chiediamo alle autorità israeliane di rispettare il Diritto Internazionale Umanitario e lo statuto speciale offerto ai malati ed ai feriti," ha dichiarato Cristina Carreno Glaría, coordinatore medico di MSF.
"Dobbiamo fare in modo che i pazienti negli ospedali siano al sicuro."
Glaría di MSF ha detto che Azzam era uno dei molti pazienti che ricevono supporto psico-sociale dopo ferite traumatiche, come parte dei programmi di salute mentale che il gruppo organizza a Jenin, Hebron, Nablus, Qalqiliya e Gerusalemme Est.
Dopo tre sessioni con MSF "stava migliorando in qualche modo. Dopo oltre 20 giorni a poco a poco, faceva passi avanti, di sicuro ora sarà come tornare indietro di nuovo."
MSF ha ufficialmente richiesto di poter vedere Azzam per continuare il suo trattamento, ma non ha ancora ricevuto una risposta da Israele.
"Chiediamo di vederlo e di poter continuare a vederlo, crediamo di potere davvero offrirgli ciò di cui ha bisogno, era solo all'inizio del trattamento."
Il raid delle forze israeliane sotto copertura il 12 novembre, l'arresto di un malato e la "esecuzione extra-giudiziale" del cugino del paziente, è l'esempio più eclatante di una serie di violazioni di strutture sanitarie palestinesi compiute dal mese scorso dalle forze armate israeliane, nonostante la protezione accordata agli ospedali civili ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra.
Il link del video in cui si vede la stanza 207 dopo il raid del commando israeliano: https://www.facebook.com/Marah.Radio.100.5.FM/videos/1002197409844068/

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