Zelensky e la crisi: rimpasto al governo tra avanzata russa e scandali
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato una profonda ristrutturazione dell'esecutivo, che prevede la sostituzione della premier Yulia Svyrydenko e un più ampio riassetto del governo e dei vertici delle forze dell'ordine. La decisione, motivata ufficialmente con la necessità di adattare la strategia politica del Paese alle nuove sfide, arriva in uno dei momenti più difficili dall'inizio del conflitto. Il rimpasto si inserisce infatti in un contesto segnato dal progressivo deterioramento della situazione militare. Negli ultimi giorni le forze russe hanno consolidato i loro successi nel Donbass conquistando la strategica città di Konstantinovka, avanzata che apre la strada verso Kramatorsk e Sloviansk, ultimi grandi centri della regione ancora sotto il controllo di Kiev.
Parallelamente, Mosca ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture e porti ucraini utilizzati per lo stoccaggio di carburante e materiale militare. Sul fronte interno, Zelensky ha parlato della necessità di una "strategia politica aggiornata", annunciando che ogni settore prioritario della politica estera e interna sarà affidato a figure specifiche, mentre sono previsti cambiamenti anche ai vertici degli apparati di sicurezza. La premier uscente ha confermato le proprie dimissioni, dichiarandosi "onorata" di aver guidato il governo. Dietro il rimpasto pesa però anche il crescente scandalo di corruzione che coinvolge il ristretto entourage presidenziale. Secondo indiscrezioni provenienti da Kiev, Svyrydenko potrebbe essere destinata all'incarico di ambasciatrice negli Stati Uniti, mentre tra i possibili successori viene indicato Serhiy Koretskyi, attuale amministratore di Naftogaz e ritenuto vicino al gruppo di potere che fa capo all'ufficio presidenziale.
Lo scandalo, ribattezzato dalla stampa ucraina "Mindichgate", coinvolge diversi esponenti dell'élite politica, tra cui l'ex ministro della Difesa Rustem Umerov e l'ex capo dell'Ufficio presidenziale Andriy Yermak, entrambi citati in inchieste riguardanti eclatanti episodi di corruzione e riciclaggio. Secondo fonti politiche, anche la premier dimissionaria sarebbe finita sotto l'attenzione degli organismi anticorruzione come persona collegata all'entourage presidenziale.
Il rimpasto voluto da Zelensky appare così come il tentativo di ricompattare il potere in una fase in cui la pressione militare russa si accompagna a una crescente crisi politica interna, alimentando interrogativi sulla stabilità del regime di Kiev e sulla sua capacità di gestire contemporaneamente il conflitto e le tensioni interne.
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